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REGOLA NUMERO UNO: DECIDONO I POPOLI, SEMPRE

pubblicato il 02 Maggio 2017

Innanzitutto occorre mettere a fuoco un punto. Se oggi vogliamo tornare a parlare di interesse nazionale non è per alimentare un pericoloso principio guerrafondaio, ma al contrario per difendere da morte imminente l’unico principio potenzialmente in grado di garantire pace e giustizia: l’autodeterminazione dei popoli.
La sovranità nazionale, infatti, è il muro di cinta sul quale gli architetti della globalizzazione finanziaria stanno scagliando furiosamente i loro arieti, con lo scopo di penetrare nel cuore della cittadella e depredarne ogni bene. Il loro schema operativo è diabolicamente ripetitivo. Impongono riforme depressive, spingono gli Stati all’indebitamento pubblico e i cittadini all’indebitamento privato, manovrano lo spread, sospendono le regole democratiche, piazzano i loro camerieri nei governi e infine arrivano là dove volevano arrivare: strade, ferrovie, aeroporti, controllo del gas, dell’acqua, dell’energia, banche, telecomunicazioni…
Implorati dagli stessi governi, i nuovi padroni del mondo si comprano tutto a prezzo di saldo, sterilizzando per sempre la capacità di reazione di comunità di cittadini trasformati, in un batter di ciglia, in schiavi.
La neo-lingua parla pudicamente di privatizzazioni. A giudicare dagli effetti, tuttavia, si dovrebbe parlare di saccheggi. La ricchezza, infatti, non si muove più lungo una direttrice orizzontale, dal paese vincitore al paese sconfitto, ma su una direttrice verticale e a senso irrevocabilmente unico: dal basso all’alto, dai molti ai pochi, dai produttori (imprenditori&lavoratori) alle lavanderie finanziarie.
Ecco perché la Nazione, concetto che i pedagoghi globali ci spiegano essere “superato dalla storia”, torna oggi di strettissima attualità. Perché lo Stato-Nazione è l’ultimo rifugio dove possiamo ancora asserragliarci e riorganizzarci, protetti dai confini, dalla politica, dal diritto, dalla magistratura e, all’occorrenza, anche da un esercito. Smantellato tutto questo non avremo più difese, né la possibilità di manifestare produttivamente il dissenso. Perché la Nazione non è solo la cassaforte dei nostri beni; è anche e soprattutto la cassaforte dei nostri valori. Quali? Semplice. Quelli che sono stati scritti (col sangue) in una carta costituzionale che negli ultimi anni è stata bersaglio costante di continui tentativi di manomissione, tutti guarda caso ispirati alla dottrina del nuovo imperialismo neo-liberista.
Da qui l’esigenza di ispirarsi al passato per rinnovare la saggezza di chi ci regalò quella Costituzione sacrificando alla superiore causa della libertà visioni politiche diverse e addirittura conflittuali.
La Storia non ce lo chiederà due volte e io credo che questo sia il momento di unire le forze e le intelligenze per costituire un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale. Partigiani bianchi e rossi agirono insieme per cacciare l’invasore e tornare poi a dividersi in un Paese libero e democratico. Fondato sul lavoro, non sui voucher. E in cui la sovranità appartenga al popolo, non ai burattinai dello spread.

A. Montanari

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