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Il pensiero, la luna e il peso della lana. La tecnomorfinizzazione–capitalistica dell’uomo

pubblicato il 25 Giugno 2018

Senza tregua e con ostinata e naturale caparbietà mi chiedo la ragione e l’origine di queste repentine mutazioni sociali: modifiche tecno-genetiche e morfologiche collettive. Mi domando – allora – : quali sarebbero oggi i potenziali benefici di una ulteriore tecnomorfinizzazione-capitalistica dell’uomo? siamo consapevoli come soggetti-pensanti di ciò che quotidianamente adoperiamo? siamo consapevoli come soggetti-pensanti di ciò che ogni giorno abbandoniamo/rigettiamo/rifiutiamo? siamo consapevoli di ciò che quotidianamente sopportiamo/supportiamo? siamo in balia degli eventi o esiste sempre – e senza eccezione – una possibilità, una circostanza che renda possibile una discontinuità dal così-è? possiamo cambiare il mutare degli eventi? siamo realmente liberi di decidere il nostro destino e il nostro presente?

Le relazioni comuni sono cadute nel baratro del non-essere, nelle “fauci collettive” dei tramagli socievoli/piacevoli dello spazio ineffettuale: ossia le menadi sociali della rete telematica internazionale. Riusciremo, per questo, a manifestarci pienamente nella nostra vera essenza? basterà mutare il nostro modo di agire e di pensare attraverso gli occhi della sola bontà e della coscienza Cristica o saremo soggiogati dall’accadente e dal pensiero dell’immutabilità degli eventi? riusciremo oltremodo ad esser sempre e costantemente rivoluzionari e portatori di una nuova visione terrena/filosofica/artistica/poetica? le relazioni sociali potranno così beneficiarne? è attraverso questi virtuali balocchi che la gente – moltitudine sempre più virtuale, sempre più infelice –  deconcentra e narcotizza il proprio pensiero individuale e collettivo? è una sottrazione costante e continua da un aut aut quotidiano?  

Il tempo futuro “immenso-presente” e la visione ciclopica monocorde ricadono su noi stessi come una lamina piombata che imperversa sulle nostre teste comprimendone la totalità: perennemente iperbolica e perpetuamente colonialistica. Questo esistere è il fondamento teleologico dell’evolversi? è il telos di ogni essere vivente? qual è il nostro obiettivo, la meta reale di ogni singolo essere umano?

L’omologazione al giorno d'oggi è imperante e la distorsione della visione ottica ubiquitaria/distorta trasmette quotidianamente rappresentazioni mentali infondate e ingiuste, perciò solo attraverso una consapevolezza interna potremmo – oggi – capovolgere il nostro punto di vista e ristabilire quell’equilibrio cosmico-intimo oggigiorno fondamentale, affinché ogni essere-attuale sia potenzialmente corpo-concreto e pensiero-fondato. Tutto questo è attuabile attraverso un nuovo pensiero poetico-artistico-filosofico o è solo limpida utopia?

Dunque – mi chiedo – è possibile oggi modificare ciò che è già stato corrotto? l’equilibrio concreto e spirituale di ogni singolo corpo/anima – oramai disintegrato – può essere oggi risanato e ricomposto?

Questo binomio vita reale/irreale – sinceramente – sta annientando le relazioni fra gli individui, corrompendone le anime – essenze di per sé pure; tutto ciò che viene quotidianamente prodotto o pensato viene assorbito, divorato e ingurgitato meccanicamente senza una presa di coscienza, senza un attimo di esitazione, generando persone-tristi: schiave/schive ed eternamente legate ad una entità via-cavo, immateriale e sintetica.

Il poeta-pensatore e per me fonte d’ispirazione Pier Paolo Pasolini con parole visionarie in un’intervista affermò: “Io credo nel progresso, non credo nello sviluppo. E nella fattispecie in questo sviluppo. Ed è questo sviluppo, semmai, che dà alla mia natura gaia una svolta tremendamente triste, quasi tragica. Perché appunto non sono un sociologo, un professore, ma faccio un mestiere molto strano che è quello dello scrittore. Sono direttamente interessato a quelli che sono i cambiamenti storici.” [1] e inoltre: “Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economica, che sfugge alla logica comune. Io detesto, soprattutto, il potere di oggi. Ognuno odia il potere che subisce, quindi odio con particolare veemenza il potere di questi giorni. È un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama “un genocidio delle culture viventi”, reali, precedenti. Sono caduti dei valori e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico: cioè la nostra industria italiana pluri-nazionale e anche quella nazionale degli industrialotti. [Quest’ultimi] voleva[no] che gli italiani consumassero in un certo modo, un certo tipo di merce e per consumarlo dovevano realizzare un altro modello umano”.[2] (nota: 1: citazione tratta dall’intervista di Pier Paolo Pasolini presente nei filmati delle Teche Rai in cui lo scrittore parla della distinzione tra progresso e sviluppo; nota: 2:  citazione tratta dall’intervista di Pier Paolo Pasolini presente nel film-documentario dal titolo “Pasolini prossimo nostro” di Giuseppe Bertolucci del 2006)

Oggi questi nuovi tipi di modelli comportamentali sono gestiti e perfezionati scientificamente dalle grandi multinazionali e dai grandi finanzieri del mercato: ossia con le parole di Marx dall’Aristocrazia finanziaria, oggi mondialista, apolide-sradicata e globalista. Un’aristocrazia finanziaria oligarchica che azzera le possibilità dei molti. Queste mutazioni sociali-comportamentali vengono plasmate attraverso un continuo cannoneggiamento mediatico, pubblicitario falso e ipocrita. Anche se l’attuale realtà mostra sentimenti infelici io credo che sia, comunque, possibile restituire all’uomo ciò che gli è stato sottratto con l’inganno e l’astuzia, perché credo profondamente nella parte spirituale – più arcana – di ogni singolo individuo: la parte eterea e pura, incorruttibile anche alle logiche più disumane del “tutto è merce”.

Per questo credo nel progresso sociale – una sincera amorevole unione fra gli individui – senza invidie e creativamente fondato da persone gentili e giuste. Quella stessa gentilezza di cui parlava Gesù Cristo nel Vangelo secondo Matteo (Mt 12,20): “Gesù non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non abbia fatto trionfare la giustizia”. Siamo divenuti – quasi tutti – piccole “cose” quasi “inutili” da disfarsene il prima possibile come oggetti ormai superati. Dunque, il progresso sociale di cui parlo è questo: non frantumare la canna e non lasciar spegnere il lucignolo fumante, in modo tale da plasmare una società che ripensi costantemente e concretamente al benessere collettivo e a quello di ogni singolo individuo, attraverso un incontro sempre più reale, mediante una concreta praxis. Una naturale e poetica rivoluzione intimistica universale.

Il bacio perirà, anch’esso, nella selva tecnica-tecnicistica del grigio prodotto: economico/bancario/finanziario/scientifico? No, non credo; resterà ancora l’unico intimo atto umano capace di resistere alla tecno-morfinizzazione dell’uomo, pertanto nessuna nebula potrà mai impedire al Sole di manifestarsi.

J. Òre

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