Temi dell'Agorà / Pensare altrimenti

Nazionali senza filtro

pubblicato il 02 Maggio 2017

È ora di tornare a recuperare e a riabilitare il concetto di nazione dopo il lungo oblio che l'ha caratterizzato negli ultimi anni. Riabilitare la nazione non significa, ovviamente, voler tornare al nazionalismo: che della nazione è, semmai, un pericoloso deviamento. Il nazionalismo, infatti, è la negazione del diritto a essere nazione per le nazioni altrui. Il recupero dell'idea di nazione che qui proponiamo si pone a giusta distanza tanto dal nazionalismo, quanto dal globalismo. I quali, a una analisi non superficiale, sono opposti in correlazione essenziale: in maniere antitetiche, propugnano il medesimo, ossia l'annichilimento del diritto all'esistenza delle pluralità e, dunque, delle singolarità libere e autonome. Il mondialismo è tale, giacché sacrifica la molteplicità degli Stati nazionali sull'altare dell'unità falsamente universale del mercato planetario. Il nazionalismo stesso, nella sua logica, si compie nel mondialismo come imperialismo di un'unica nazione che include tutte le altre neutralizzandole. Non è forse l'odierno mondialismo una forma di nazionalismo onniavvolgente made in USA, con annessa delegittimazione di tutti gli Stati nazionali non allineati (subito diffamati e poi bombardati come "Stati canaglia", totalitarismi, ecc.)? Occorre - lo ribadiamo - andare al di là tanto del nazionalismo, quanto del mondialismo: tertium datur! Ripartire dalla nazione come spazio libero delle identità culturali e della possibilità di una politica comunitariamente democratica al riparo dalle spinte neutralizzanti del mercato deregolamentato; il quale mercato globale, in nome del competitivismo e della crescita, sta neutralizzato gli Stati nazionali e con essi - questo il punto - le democrazie. E lo fa mediante il teorema della "cessione di sovranità": teorema in forza del quale gli Stati sovrani cedono la loro sovranità - ultimo baluardo della democrazia - a enti privatissimi che nessuno ha visto e, sopratutto, eletto. La storia dell'Unione Europea vi ricorda qualcosa? Ripartiamo dalla nazione, dunque. Per difendere radici e prospettive. Per riprenderci il passato e il futuro, senza più essere condannati ad abitare, come nuovi schiavi, l'odierno presente aprospettico a cinismo avanzato. Il coro ammaestrato del politicamente corretto ululerà senza posa: come sempre fa, ogni qual volta si diano possibilità concrete di rovesciare l'ordine disordinato del mondialismo. Con le parole di don Chisciotte: "ci abbaiano Sancho; segno che stiamo cavalcando!".

D. Fusaro

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