Temi dell'Agorà / Le parole della politica

“Gentile” maestra, con il tuo odio l’antifascismo ha perso

pubblicato il 05 Marzo 2018

Una insegnante, con ogni probabilità di sinistra, che urla come un’ossessa alle forze dell’ordine: “Vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire…” potrebbe assurgere, a pieno titolo, ad emblema della piena idiozia dell’antifascismo militante odierno. Di un antifascismo inutile e archeologico - come diceva Pasolini “di tutto comodo” - che a nulla serve se non a distrarre le masse dai problemi reali che la cd sinistra odierna non è in grado di affrontare, se non altro perché non sa nemmeno riconoscerli ma anzi ne è spesso causa. Un antifascismo che puntando sul nulla, il nulla incontra.

E in questo nulla c’è anche la miseria di una donna che trova finalmente nelle forze dell’ordine il nemico contro cui lottare, non riuscendo a guardarsi dentro e a riconoscerlo in sé. Certo si potrebbe considerare la cosa un problema personale, ma si dà il caso che la persona in questione sia una maestra la quale, in quanto maestra, è chiamata a svolgere un ruolo educativo. Dovrebbe essere un modello di riferimento, capace di educare innanzitutto con l’esempio, ma lei se ne dimentica, sempre in nome di questo antifascismo che a nulla le serve se non a rimuovere le sue responsabilità civiche ed il suo compito formativo.

L’odio le fa anche dimenticare che i poliziotti che ha di fronte non sono certo i suoi nemici, ma uomini nell’adempimento del loro dovere di tutela e salvaguardia dell’ordine sociale, per il quale lavorano duramente ogni giorno, vivendo in trincea per difendere tutti noi. Sempre l’odio le fa dimenticare che le forze dell’ordine - che insulta e offende pesantemente - non sono né fasciste né antifasciste, non rappresentano alcuna parte politica, ma lavorano per il mantenimento di quello Stato di diritto che assicura la salvaguardia e il rispetto dei diritti e di tutte le libertà, inclusa la sua libertà di trovarsi lì, in quel momento, a manifestare contro di loro e purtroppo persino ad insultarli.

Non temiamo dunque per lei e il suo impiego, ma per il modello educativo che dovrebbe rappresentare, per il pessimo servizio che una simile maestra potrebbe rendere in vista della crescita umana e della formazione di tutti i bambini che le venissero affidati. In ultima analisi noi temiamo per il futuro della democrazia, se è vero che democrazia ed educazione vanno da sempre di pari passo. Temiamo per il futuro delle nuove generazioni, se è vero che con l’odio non si educa.

S. Corsello

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