Autori / Jean Córdova

Jean Córdova

Sono Jean Córdova – pseudonimo di Giancarlo Orecchioni – nato a Tempio Pausania, in Sardegna, nel cuore dell’alta Gallura, il 29 novembre 1978: sono un pittore e scultore. Dopo gli studi presso il Liceo Artistico di Tempio Pausania, dal 1997 al 2002, ho frequentato i corsi di scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara; inoltre, in questi anni, ho conosciuto e frequentato lo scultore Christian Bolt: l’artista svizzero è stato molto importante per la mia formazione, oltreché artistica anche umana. Successivamente, dopo il mio trasferimento dalla città di Darmastdt (Germania) a Milano, dal 2004 al 2007, ho seguito e frequentato i corsi di Industrial Design presso l’Istituto Europeo di Design (IED – Milano). In seguito, dal maggio del 2010 ho iniziato a frequentare il pittore italiano Claudio Olivieri: quest’ultimo ha influenzato il mio modo di osservare l’arte e il mondo circostante. Sono cofondatore nella primavera del 2016 del Gruppo Zaum: gruppo formato da molteplici menti creative. Dal 1998 ho iniziato a esporre le mie opere. Vivo e lavoro tra la Sardegna e Milano.

Per ulteriori informazioni: (www.jean-cordova.com)   (www.gruppo-zaum.com)        

Di questo autore:

Nell’opera del pittore Claudio Olivieri non c’è tempo per mentire. Egli non altera la realtà, non la deforma, non dice il falso, ma le sue immagini, al contrario, si rivelano, come egli stesso afferma, “fondandosi e fondendosi45 perennemente con la luce e lo sguardo spirituale degli uomini

Ma chi è veramente Claudio Olivieri?

A questa domanda – che a molti potrebbe risultare scontata – cercherò di restituirne un ritratto limpido e penetrante dell’uomo e dell’artista; e io che ho avuto e che attualmente ho la fortuna di frequentare la sua persona tenterò, con chiara scrupolosità, di disegnarne la straordinaria figura che rappresenta e che ha sempre rappresentato per l’arte del secondo Novecento italiano e internazionale, e per me in particolare. O

Ho conosciuto il pittore Claudio Olivieri nel maggio del 2010, anche se, per dir la verità, già dai tempi del liceo vidi stampate per la prima volta, sui libri di storia dell’arte, le immagini delle sue opere: quell’attimo visivo per me fu come un’illuminazione. Avevo da poco cambiato casa e per uno strano gioco del destino lo incontrai, di persona, sedici anni dopo, insieme a un amico pittore, – grazie al proprietario dell’appartamento – lì, nel suo luminosissimo grande studio, all’interno di un modesto cortile in via Carlo d’Adda a Milano: una via situata in una delle vecchie aree quartierali adiacenti al canale, denominato alzàia, del Naviglio Grande. In quel periodo lui aveva settantasei anni e io trentadue.

Non è il curriculum che conta in un artista ma la propria cultura, filtrata attraverso l’opera: il suo contenuto spirituale e ribelle, la sua azione rivoluzionaria. L’attualissimo indottrinamento imposto dall’alto, quello del pensiero unico – il cosiddetto condizionamento generale ingiunto a ogni uomo contemporaneo – viaggia e si incunea anche tra gli artisti, i quali a mio avviso dovrebbero esser i più indisciplinati, i veri rivoluzionari, e non al contrario servi del potere.