Autori / Diego Fusaro
Diego Fusaro

Diego Fusaro

Diego Fusaro (Torino, 1983) è docente di storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) e membro del progetto culturale "Eticonomia". È studioso della filosofia della storia e delle strutture della temporalità storica, con particolare attenzione per il pensiero di Fichte, Hegel, Marx e per la “storia dei concetti” tedesca. Dirige la collana filosofica “I Cento Talleri” dell’editrice Il Prato ed è il curatore del progetto internet “La filosofia e i suoi eroi” (www.filosofico.net). Ha scritto numerosi saggi, tradotti in varie lingue. È editorialista de “La Stampa” e de “Il Fatto Quotidiano”. Si definisce “allievo indipendente di Hegel e di Marx”. Nel 2016 ha tenuto un seminario su Gramsci presso la Harvard University. Per ulteriori informazioni: www.filosofico.net/diegofusaro

Di questo autore:

La neolingua del pensiero unico la chiama “democrazia”, quando in verità la nuova società globalizzata si presenta come una blindatissima oligarchia di miliardari dell’upper class apolide e sradicata delle global cities di Nuova York e di San Francisco, avallata elettoralmente da plebisciti composti da cittadini dimidiati (e ridefiniti come consumatori),

Nel suo capolavoro, “La congiura di Catilina”, lo storico Sallustio utilizzava scientemente forme del latino arcaico: ad esempio, “optumus” in luogo di “optimus”. Lo faceva con il preciso intento di opporsi anche linguisticamente alla decadenza dei tempi in cui si trovava a vivere, di cui era spietatamente critico. Sulle orme dell’antico Sallustio, è arrivato anche per noi il momento dell’indocilità ragionata e della disobbedienza meditata. Anche sul piano linguistico.

Ripartiamo da Aristotele e dalla comunità

di Diego Fusaro
pubblicato il 23 Novembre 2017

Per il moderno soggetto anticomunitario, vittima dell’“ateismo nel mondo etico” (Hegel) e solerte curatore del proprio interesse individuale nel più irresponsabile sgravio di responsabilità verso il resto del mondo, sembra oggi valere come punto di riferimento valoriale supremo quello a suo tempo sottolineato dallo scozzese David Hume:  un graffio al proprio dito è da considerarsi ben più grave rispetto all’eventuale distruzione del mondo intero.

“Un’esperienza di lavoro in Europa. Borsa di mobilità professionale”. Così possono leggere in questi giorni i cittadini di Firenze in giro per la città che fu di Dante e di Machiavelli e che ora pare essersi liberata da questi polverosi spiriti del passato e “aperta” al mondialismo sans frontières. Le vie dell’ideologia e della neolingua liberista sono infinite.

Mentre oggi si estendono, a mo’ di compensazione cosmetica, i diritti civili dell’individuo dal legame sociale spezzato (l’oltreuomo post-borghese e post-proletario), procede con solerzia l’opera di annientamento dei diritti sociali e del lavoro (connessi alle forme della comunità sociale borghese e proletaria),

V'è un aspetto specifico dei tanto discussi processi di mondializzazione oggi in atto che merita di essere preso in esame. Si tratta di una questione squisitamente filosofica, che è merito di Martin Heidegger avere sollevato con la massima chiarezza senza nulla occultare della sua intrinseca aporeticità. Così scrive il pensatore tedesco in "La cosa":

“Ad esempio a me piace il Sud”. Così cantava Rino Gaetano. Mi permetto di essere d’accordo con lui. Anche a me, ad esempio, piace il Sud. E non per la semplice ragione – già di per sé valida – per cui, per mia natura, parteggio sempre per i vinti e non per i vincitori: il Sud è stato sconfitto, e quella che resta, ad oggi, l’aggressione violenta e sanguinaria che ha subito continua a essere celebrata enfaticamente come “Risorgimento” e “unificazione”.

Il conflitto tra Capitale e Lavoro nella cornice dello Stato sovrano nazionale con primato della politica sull’economia dovrà tornare a essere il fuoco prospettico attorno al quale organizzare le armi della critica, in modo tale da elaborare una nuova teoria rivoluzionaria che,

Il matrimonio del quarto stato flessibile

di Diego Fusaro
pubblicato il 12 Ottobre 2017

Vi è un quadro che recentemente ha attirato la mia attenzione. Si intitola “Quarto stato” ed è stato realizzato, con biro bic blu su tela, dall’artista bulgaro Alzek Misheff nel 2009.