Autori / Diego Fusaro
Diego Fusaro

Diego Fusaro

Diego Fusaro (Torino, 1983) è docente di storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) e membro del progetto culturale "Eticonomia". È studioso della filosofia della storia e delle strutture della temporalità storica, con particolare attenzione per il pensiero di Fichte, Hegel, Marx e per la “storia dei concetti” tedesca. Dirige la collana filosofica “I Cento Talleri” dell’editrice Il Prato ed è il curatore del progetto internet “La filosofia e i suoi eroi” (www.filosofico.net). Ha scritto numerosi saggi, tradotti in varie lingue. È editorialista de “La Stampa” e de “Il Fatto Quotidiano”. Si definisce “allievo indipendente di Hegel e di Marx”. Nel 2016 ha tenuto un seminario su Gramsci presso la Harvard University. Per ulteriori informazioni: www.filosofico.net/diegofusaro

Di questo autore:

Sfociando non già nel comunismo di Marx, bensì nel capitalismo assoluto dell’open society desovranizzata di Popper, l’abbattimento degli Stati sovrani nazionali ad opera dell’Internazionale liberal-finanziaria è emancipativo e progressivo unicamente dal punto di vista del Signore post-borghese: che può, così, intensificare il proprio dominio di classe ai danni del Servo post-proletario privato della sovranità come spazio almeno in parte democratico del controllo politico dell’economia.

Il presente a capitalismo speculativo-finanziario integrale si contrabbanda oggi come eterno per esorcizzare l’idea del suo possibile superamento e, dunque, per imporre l’orizzonte dell’assenza di limiti e di confini anche in senso temporale. Questo aspetto, peraltro, è provato dalle due odierne aspirazioni – segretamente coincidenti nella loro correlazione essenziale – dell’allungamento indefinito dell’esistenza oltre le sue barriere naturali e della tanatopolitica dell’eutanasia come libera somministrazione della morte.

A Macerata sabato si sono dati convegno i sedicenti antifascisti.
Ora, la valenza ultracapitalistica dell'odierno sordido e vigliacco antifascismo (che nulla ha a che fare con quello eroico e sacrosanto di Gramsci) emerge da questo: in nome dell'antifascismo, appoggiano Macron e, in generale, l'ultracapitalismo.
Gli imbecilli dell'antifascismo a sinistra sono l'equivalente degli imbecilli dell'anticomunismo a destra. 

In assenza tanto di una nozione di sfruttamento dai contorni precisi, quanto di una prospettiva altra in nome della quale rigettare il presente, negli ultimi anni l’opposizione operativa alle ingiustizie sempre più dilaganti è andata incontro a un’atrofia mai sperimentata in precedenza. Nel quadro della società livida, le contraddizioni sempre più macroscopiche di cui dà prova il nostro mondo vengono apaticamente vissute come necessità sistemiche, come inesorabili processi inscritti nella natura delle cose e contro cui, pertanto, “resistere non serve a niente”, come recita il titolo di un fortunato romanzo del nostro tempo.

Il mondialismo è un americanismo

di Diego Fusaro
pubblicato il 13 Febbraio 2018

La mondializzazione capitalistica si presenta, a ben vedere, come americano-centrica essenzialmente per due ragioni: in primo luogo, perché universalizza la subcultura americana del consumo nichilista e della frammentazione individualistica legata al progetto cool e trendy del liberal-libertinismo edonista, il nuovo totalitarismo glamour e permissivo.

L’immigrazione di massa voluta dai signori apolidi del sistema global-elitario e delle banche d’affari internazionali deporta in un’Europa scientemente sottoposta al processo di “terzomondizzazione” masse di nuovi schiavi disposti a tutto pur di esistere e privi di coscienza di classe e di memoria dei diritti sociali.

Patria o muerte. Ce l'ha insegnato il Che

di Diego Fusaro
pubblicato il 09 Gennaio 2018

Perché una vera opposizione deglobalizzante al capitale liquido-finanziario possa prendere forma occorre vincere l’agorafobia e il pensiero unico. Occorre riconquistare anzitutto la sovranità mentale e avventurarsi alla ricerca di nuove sintesi che prendano congedo da quella dicotomia di destra e sinistra che, oltre a contrapporre in orizzontale gli sconfitti del mondialismo, impedisce l’emergenza di nuove composizioni politiche nazionali e patriottiche a vocazione socialista e internazionale, comunitaria e solidaristica.

Abituarsi a non trovare normale tutto ciò che accade. Potrebbe così condensarsi, con le parole di Bertolt Brecht, la formula magica del pensiero critico. Soprattutto in tempi di omologazione coatta come quelli in cui, nostro malgrado, stiamo vivendo: tempi in cui l'inimmaginabile è fatto passare per plausibile, quando non per benefico.

A Milano una scuola ha deciso di "cancellare" il Natale. Rimosso, di punto in bianco. Così sull'invito promosso dalla scuola: "Festa delle Buone Feste". Avete letto bene. La neolingua ha ribattezzato il Natale "festa delle buone feste" (sic!).