Pensare altrimenti

Pensare altrimenti

Il presente a capitalismo speculativo-finanziario integrale si contrabbanda oggi come eterno per esorcizzare l’idea del suo possibile superamento e, dunque, per imporre l’orizzonte dell’assenza di limiti e di confini anche in senso temporale. Questo aspetto, peraltro, è provato dalle due odierne aspirazioni – segretamente coincidenti nella loro correlazione essenziale – dell’allungamento indefinito dell’esistenza oltre le sue barriere naturali e della tanatopolitica dell’eutanasia come libera somministrazione della morte.

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A Macerata sabato si sono dati convegno i sedicenti antifascisti.
Ora, la valenza ultracapitalistica dell'odierno sordido e vigliacco antifascismo (che nulla ha a che fare con quello eroico e sacrosanto di Gramsci) emerge da questo: in nome dell'antifascismo, appoggiano Macron e, in generale, l'ultracapitalismo.
Gli imbecilli dell'antifascismo a sinistra sono l'equivalente degli imbecilli dell'anticomunismo a destra. 

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In assenza tanto di una nozione di sfruttamento dai contorni precisi, quanto di una prospettiva altra in nome della quale rigettare il presente, negli ultimi anni l’opposizione operativa alle ingiustizie sempre più dilaganti è andata incontro a un’atrofia mai sperimentata in precedenza. Nel quadro della società livida, le contraddizioni sempre più macroscopiche di cui dà prova il nostro mondo vengono apaticamente vissute come necessità sistemiche, come inesorabili processi inscritti nella natura delle cose e contro cui, pertanto, “resistere non serve a niente”, come recita il titolo di un fortunato romanzo del nostro tempo.

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La mondializzazione capitalistica si presenta, a ben vedere, come americano-centrica essenzialmente per due ragioni: in primo luogo, perché universalizza la subcultura americana del consumo nichilista e della frammentazione individualistica legata al progetto cool e trendy del liberal-libertinismo edonista, il nuovo totalitarismo glamour e permissivo.

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L’immigrazione di massa voluta dai signori apolidi del sistema global-elitario e delle banche d’affari internazionali deporta in un’Europa scientemente sottoposta al processo di “terzomondizzazione” masse di nuovi schiavi disposti a tutto pur di esistere e privi di coscienza di classe e di memoria dei diritti sociali.

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Nel quadro dell'odierno neo-colonialismo occultato e incensato come “interventismo umanitario” deve essere letta, tra l’altro, la normalizzazione euro-atlantica delle aree dell’ex Unione Sovietica, nel frattempo sprofondata nell’abisso post-1989. L’espansione della NATO a Est avvenne per il tramite dell’adesione all’Alleanza atlantica, instrumentum privilegiato dell’imperialismo geopolitico alla mercè degli interessi del capitalismo finanziario della monarchia a stelle e strisce, da parte delle repubbliche ex-sovietiche di Georgia e Ucraina, successivo a quello del 2004 dell’Estonia, della Lettonia e della Lituania.

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Perché una vera opposizione deglobalizzante al capitale liquido-finanziario possa prendere forma occorre vincere l’agorafobia e il pensiero unico. Occorre riconquistare anzitutto la sovranità mentale e avventurarsi alla ricerca di nuove sintesi che prendano congedo da quella dicotomia di destra e sinistra che, oltre a contrapporre in orizzontale gli sconfitti del mondialismo, impedisce l’emergenza di nuove composizioni politiche nazionali e patriottiche a vocazione socialista e internazionale, comunitaria e solidaristica.

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Abituarsi a non trovare normale tutto ciò che accade. Potrebbe così condensarsi, con le parole di Bertolt Brecht, la formula magica del pensiero critico. Soprattutto in tempi di omologazione coatta come quelli in cui, nostro malgrado, stiamo vivendo: tempi in cui l'inimmaginabile è fatto passare per plausibile, quando non per benefico.

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A Milano una scuola ha deciso di "cancellare" il Natale. Rimosso, di punto in bianco. Così sull'invito promosso dalla scuola: "Festa delle Buone Feste". Avete letto bene. La neolingua ha ribattezzato il Natale "festa delle buone feste" (sic!).

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La neolingua del pensiero unico la chiama “democrazia”, quando in verità la nuova società globalizzata si presenta come una blindatissima oligarchia di miliardari dell’upper class apolide e sradicata delle global cities di Nuova York e di San Francisco, avallata elettoralmente da plebisciti composti da cittadini dimidiati (e ridefiniti come consumatori),