Pensare altrimenti

Pensare altrimenti

La neolingua del pensiero unico la chiama “democrazia”, quando in verità la nuova società globalizzata si presenta come una blindatissima oligarchia di miliardari dell’upper class apolide e sradicata delle global cities di Nuova York e di San Francisco, avallata elettoralmente da plebisciti composti da cittadini dimidiati (e ridefiniti come consumatori),

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Nel suo capolavoro, “La congiura di Catilina”, lo storico Sallustio utilizzava scientemente forme del latino arcaico: ad esempio, “optumus” in luogo di “optimus”. Lo faceva con il preciso intento di opporsi anche linguisticamente alla decadenza dei tempi in cui si trovava a vivere, di cui era spietatamente critico. Sulle orme dell’antico Sallustio, è arrivato anche per noi il momento dell’indocilità ragionata e della disobbedienza meditata. Anche sul piano linguistico.

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Per il moderno soggetto anticomunitario, vittima dell’“ateismo nel mondo etico” (Hegel) e solerte curatore del proprio interesse individuale nel più irresponsabile sgravio di responsabilità verso il resto del mondo, sembra oggi valere come punto di riferimento valoriale supremo quello a suo tempo sottolineato dallo scozzese David Hume:  un graffio al proprio dito è da considerarsi ben più grave rispetto all’eventuale distruzione del mondo intero.

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“Un’esperienza di lavoro in Europa. Borsa di mobilità professionale”. Così possono leggere in questi giorni i cittadini di Firenze in giro per la città che fu di Dante e di Machiavelli e che ora pare essersi liberata da questi polverosi spiriti del passato e “aperta” al mondialismo sans frontières. Le vie dell’ideologia e della neolingua liberista sono infinite.

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Mentre oggi si estendono, a mo’ di compensazione cosmetica, i diritti civili dell’individuo dal legame sociale spezzato (l’oltreuomo post-borghese e post-proletario), procede con solerzia l’opera di annientamento dei diritti sociali e del lavoro (connessi alle forme della comunità sociale borghese e proletaria),

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V'è un aspetto specifico dei tanto discussi processi di mondializzazione oggi in atto che merita di essere preso in esame. Si tratta di una questione squisitamente filosofica, che è merito di Martin Heidegger avere sollevato con la massima chiarezza senza nulla occultare della sua intrinseca aporeticità. Così scrive il pensatore tedesco in "La cosa":

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“Ad esempio a me piace il Sud”. Così cantava Rino Gaetano. Mi permetto di essere d’accordo con lui. Anche a me, ad esempio, piace il Sud. E non per la semplice ragione – già di per sé valida – per cui, per mia natura, parteggio sempre per i vinti e non per i vincitori: il Sud è stato sconfitto, e quella che resta, ad oggi, l’aggressione violenta e sanguinaria che ha subito continua a essere celebrata enfaticamente come “Risorgimento” e “unificazione”.

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Il conflitto tra Capitale e Lavoro nella cornice dello Stato sovrano nazionale con primato della politica sull’economia dovrà tornare a essere il fuoco prospettico attorno al quale organizzare le armi della critica, in modo tale da elaborare una nuova teoria rivoluzionaria che,

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Vi è un quadro che recentemente ha attirato la mia attenzione. Si intitola “Quarto stato” ed è stato realizzato, con biro bic blu su tela, dall’artista bulgaro Alzek Misheff nel 2009.

Pensare altrimenti

In molti mi chiedono che cosa sia l'Interesse Nazionale. Se sia di destra o di sinistra. Proverò sinteticamente a spiegarlo. Interesse Nazionale unisce valori di destra e idee di sinistra. Valori dimenticati dalla destra e idee abbandonate dalla sinistra. Occorre pensare altrimenti.