Euroinomani

E adesso ridateci indietro la nostra sovranità.

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Tutti pensano a cambiare il mondo,
ma nessuno pensa a cambiare se stesso
Lev Tolstoj

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Il denaro che si possiede è strumento di libertà. Quello che si insegue è strumento di schiavitù. Jean-Jacques Rousseau.
Con una scelta passata in sordina, la Camera dei Deputati ha deciso di regolarizzare l'attività dei lobbisti, riservando ai “portatori di interessi” - questa la pudica denominazione adottata - una stanza dedicata e persino un registro professionale sulla propria pagina web. Alla stessa maniera di chi ritiene di sconfiggere la droga legalizzandone il commercio e aprendo “stanze del buco”, si è scelto dunque di combattere l'influenza del denaro sulla politica legittimandola de facto e trasferendo nei corridoi del Transatlantico gli oscuri mercimoni che prima, quantomeno, dovevano svolgersi al riparo da occhi indiscreti.

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L'accettazione da parte dello Stato della responsabilità della piena occupazione è la necessaria dimostrazione conclusiva che lo Stato esiste per i cittadini – per tutti i cittadini – e non per sé medesimo o per una classe privilegiata. 
William Beveridge, Relazione sull'impiego integrale del lavoro in una società libera, 1944.

Uno degli aspetti più deprecabili della globalizzazione è certamente rappresentato dal fenomeno delle delocalizzazioni produttive. Irretiti dai maggiori profitti garantiti da livelli salariali scandalosamente inferiori, numerosi imprenditori, proprio nel momento più duro per il Paese, hanno scelto di espatriare i loro stabilimenti, licenziando in Italia per assumere all'estero.

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Dal momento che i grandi giornali nazionali hanno curiosamente trascurato la notizia, che in caso contrario avrebbero avuto la scocciatura di dover commentare, tocca ancora a questo piccolo sito darvi conto dell'ultima uscita di Lloyd Blankfein che, per chi non lo conoscesse, è dal 2006 il Chief Executive Officer di Goldman Sachs.

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La notizia è di quelle clamorose: anche Mario Draghi giudicava l'euro una sciocchezza economica. Erano gli anni Settanta ed il futuro presidente della Bce, allora studente di Economia alla Sapienza di Roma, seguiva appassionatamente la dottrina di Federico Caffé. “Chi frequentava le sue lezioni – ricorda Draghi in un'entusiastica biografia di Stefania Tamburello – lo vedeva come un modello a cui ispirarsi”. Come detto, però, la rivelazione non sta tanto nella curiosa infatuazione giovanile per le teorie keynesiane, quanto piuttosto nella tesi di laurea che guadagnò al promettente economista la lode accademica e l'incarico, ambitissimo, di assistente personale del Professor Caffè.

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Nel 1972, in occasione di un importante convegno internazionale, accadde a uno di quei delusi economisti di indicare nello Stato “l'occupatore di ultima istanza”. L'espressione creò equivoci e fece quasi scandalo. Pure era stata ripresa, con regolare citazione, da un rapporto del sistema della Riserva Federale degli Stati Uniti che, di fronte alla disoccupazione creata dai processi di automazione, aveva dato incarico a proprie dipendenze locali di individuare ogni possibile fonte di lavoro valutata in circa 6 milioni di unitàà prevalentemente nella sfera dei servizi socialmente utili. 

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Con la pigrizia intellettuale che la contraddistingue, la stampa italiana pare essersi rassegnata ad un compito di mera registrazione degli umori dei mercati, eccitadonsi per ciò che li eccita e preoccupandosi per ciò che li preoccupa. Credo che questa strana empatia abbia due disastrose conseguenze nella diffusa difficoltà a cogliere malizie, conflitti d'interesse e finalità recondite della speculazione finanziaria e nella desolante attitudine a bollare come complottista chiunque esca dalla fredda cronaca per azzardare interpretazioni un po' meno idealistiche della realtà.

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I difetti più evidenti della società economica nella quale viviamo sono l'incapacità a provvedere un'occupazione piena e la distribuzione arbitraria ed iniqua delle ricchezze e dei redditi. (J.M.Keynes)

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La ruvida protesta degli studenti contro l'alternanza scuola-lavoro, preteso fiore all'occhiello della Buona-Scuola, ha occupato i discorsi della politica per lo spazio massimo delle sue attuali capacità di concentrazione sui temi di scarso impatto elettorale: dal tg delle 13 al tg delle 20.

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Ci sono epoche della Storia, e questa è una di quelle, nelle quali per essere rivoluzionari, ed invertire il rapporto tra dominanti e dominati, occorre agire da restauratori. Nel contesto della globalizzazione, ad esempio, si porrebbe un obbiettivo dichiaratamente rivoluzionario chi proponesse la restaurazione dei diritti del lavoro che, in nome del libero mercato, ci sono stati sottratti. Non credo affatto che si tratti di un proposito utopistico