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E adesso ridateci indietro la nostra sovranità.

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Ci risiamo. E con le stesse, terribilmente banali, modalità. Un altro manipolo di questi nostri ospiti ingrati (e anche se gli attentatori fossero nati in Europa non cambierebbe nulla perché in tal caso dovrebbero gratitudine per l'ospitalità data ai loro padri) salta su un furgone, individua un viale affollato, schiaccia l'acceleratore e falcia quanti più infedeli riesce a falciare. Colpiscono nel mucchio perché nessuna dell

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Cari lettori, ve lo confesso: a dieci anni dalla crisi economica peggiore della storia del capitalismo, non riesco più a sopportare le divagazioni della sinistra italiana che accuso di avere tradito consapevolmente i lavoratori e, con essi, la propria unica, vera e tuttora indispensabile vocazione storica.

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Quando sette anni fa, in tv, con l'amico Gianluigi Paragone proponemmo una contro-rivoluzione sovranista del pensiero politico ed economico, gli europeisti che frequentavano la nostra trasmissione sorridevano commiserevoli. Ci consideravano degli eccentrici innocui. Ci lasciavano dire, aprivano sconsolati le braccia e scuotevano platealmente il capo. A posteriori credo di aver capito le ragioni di tanta sufficienza che allora mi indispettiva più di quanto oggi mi consoli vederli in balia della loro stessa ideologia: si sentivano dalla parte giusta della storia

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La nostra Costituzione, nella sua inequivocabile chiarezza, non lascia margini di dubbio: “l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. C'è la rappresentazione della solidità nella scelta di questo verbo, familiare al grande architetto così come al più umile dei muratori. L'Italia, ci dicono in realtà i padri costituenti, è una Repubblica democratica perché e fino a quando si fonda sul lavoro. Senza il lavoro, insomma, non si regge la Repubblica e vacilla la democrazia.

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Oggi vorrei parlarvi di come il popolo italiano sia stato educato ad accettare, quando non addirittura ad invocare, le tecnocrazie che l'hanno ridotto nelle attuali condizioni di impoverimento

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Alzo bandiera bianca. Ascoltando le ultime evoluzioni del dibattito pubblico, mi convinco che la classe dirigente italiana abbia ormai accumulato troppi ritardi sulla realtà per poter affrontare e risolvere i problemi di questo Paese. Basta vedere quel che sta accadendo sul tema, emblematico, dell'immigrazione.

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Quasi non ci credo. Charlie Gard, il bimbo che contro la volontà dei genitori era stato condannato a morire “per non soffrire”, ha compiuto un altro miracolo. Con la sua tutina da superman, che nelle foto esorcizza i tubi del respiratore, questo piccolo guerriero sta piegando le certezze dell'ospedale inglese che in tutte le sedi giudizi

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A tutti quelli che non hanno ancora compreso l'impatto del turbocapitalismo finanziario sul tradizionale modello economico italiano, fatto di distretti industriali, botteghe, case di proprietà e risparmio garantito, voglio sottoporre un quesito: quante cose potete fare oggi con una moneta da un euro?

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Guardo sorridere Marco e Gloria, i due ragazzi scomparsi in quel maledetto grattacielo di Londra, e penso che il tempo dell'attesa è scaduto. La pazienza ha un limite e deve averlo anche per questa generazione che ha dimostrato di sopportare l'insopportabile.

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Qualche giorno fa, illustrando il 25esimo rapporto sui cambiamenti economici e sociali, l'Istat ci ha spiegato con la forza fredda dei grandi numeri che l'Italia è un Paese in declino, nel quale le diseguaglianze aumentano invece che ridursi. La classe media è risucchiata nel proletariato, il proletariato si accapiglia col sotto-proletariato per un po' di lavoro o un po' di welfare