Pensare altrimenti
Diego Fusaro

Il segreto dello Stato giusto

di Diego Fusaro

Chiesero una volta a Talete, uno dei sette savi, quale fosse la città migliore. E così rispose Talete, icasticamente: “quella in cui non vi sono uomini troppo ricchi, né troppo poveri”.

La risposta di Talete merita di essere analizzata con attenzione anche oggi. Anzi, oggi a maggior ragione. Nei millenni di storia che ci separano dall’antico e venerando Talete sembra, effettivamente, che il suo suggerimento non solo non sia stato seguito: pare, di più, che l’Occidente si sia adoperato, con successo, per trasgredirlo in ogni modo e per instaurare regimi politici che di quello auspicato dal savio di Mileto sono l’antitesi.

La smisuratezza, che si pone come orizzonte di senso esclusivo del nostro tempo, ha finito per prevalere anche sul piano politico dell’amministrazione della polis nel frattempo divenuta cosmopolis: si è realizzata come disuguaglianza esasperata, come differenza massima tra poveri e ricchi, come abisso incolmabile tra chi ha e non ha.

Con il paradosso che si è, così, venuto attuando quello che un altro savio, di nome Fichte e di origini tedesche, poteva dire esattamente nel 1800, non so se implicitamente richiamandosi alla saggezza del suo antico collega greco: ripugna alla ragione che in uno Stato coesistano coloro che hanno il superfluo e coloro che mancano del necessario. Basti qui ricordare il caso-limite dell’imprenditore Marchionne, per ironia della storia laureato in quella filosofia di cui Talete e Fichte sono esponenti di prim’ordine: Marchionne guadagna più di trentamila volte rispetto a un suo operaio. Non v’è altro da aggiungere.

La polis auspicata da Talete non si è realizzata. In suo luogo, disponiamo oggi di un paesaggio spettrale da film degli orrori: la società opulenta in cui v’è chi muore di fame ai bordi delle strade, il meglio che la realtà a capitalismo e a cinismo avanzato possa offrirci. “There is no alternative”: questo il mantra che continuano a ripeterci, affinché a qualcuno non baleni l’idea di ritornare a Talete e a Fichte. O, quanto meno, di provarci.

Lo stesso Fichte, da abitatore del moderno, ebbe modo di connotare la realtà che oggi anche noi abitiamo e che, rispetto al suo tempo, vede intensificate le proprie patologie, in un modo che merita di essere ricordato: epoca della compiuta peccaminosità. A stare sopra di noi, oggi, è la legge morale ancora più del cielo stellato.

 

D. Fusaro
Condividi questo articolo su:
Articoli correlati: