La voce del ribelle

QUESTA EUROPA È UN DESTINO? NO: UNA MORSA

di Federico Zamboni

Che magnifica frase: «L`Europa non è un supermercato, è un destino comune». Che sordido inganno: ad averla pronunciata la settimana scorsa, durante la sua prima intervista dopo l’elezione a presidente della Francia, è stato Emmanuel Macron.

Lui. L’ex alto funzionario della Rothschild, ramo “banca d’affari”. Il neo paladino della necessità di rilanciare la UE, mischiando nello stesso calderone (pardon: miscelando nello stesso shaker da cocktail, placcato in lucidissimo argento e con design di alta classe…) i sapori aspri della competizione liberista e le fragranze dolciastre della retorica liberaldemocratica. Ingredienti di segno opposto. Ingredienti in percentuali variabili a seconda delle occasioni: nei discorsi di facciata prevale il dolce; nell’amara realtà di ogni giorno prevale l’aspro. Le dure leggi dei mercati sanciscono che devi dare il massimo, anche solo per restare a galla. Le soffici chiacchiere sulla solidarietà zufolano che si cercherà di darti almeno il minimo, se proprio non sarai in grado di cavartela da solo. E sempre che tu sia pronto a svolgere qualsiasi compito che ti venga offerto/affibbiato in cambio di quell’aiuto. Qualsiasi compito. Qualsiasi corvée.

Macron, ovvio, non si sta mica inventando nulla. L’invenzione è lui stesso. O meglio: è lui stesso l’ultimo restyling, per ora, di un’invenzione ormai acquisita. Di un modello propagandistico ampiamente collaudato. Quello che potremmo sintetizzare nella formula “se il prodotto è scarso, punta sull’imbonitore”. Se la ricetta lascia a desiderare, tornando all’esempio del cocktail, punta sul fascino del barman. Non era così carino, Barack Obama? Non era così dinamico, Matteo Renzi? Non era così simpatico, all’inizio, lo stesso Berlusconi?

«La questione – sottolinea Macron, con la sua aria da bravo ragazzo che si sforza di risolvere un problema maledettamente difficile – è difendere il nostro bene comune, ovvero la libertà e la democrazia, e capire come possiamo vincere questa battaglia di cui l’Europa, ne sono convinto, porta la responsabilità. Perché? Perché la democrazia è nata su questo continente. Gli Stati Uniti amano la libertà quanto noi, ma non hanno il nostro gusto per la giustizia. L’Europa è il solo luogo al mondo dove le libertà individuali, lo spirito democratico e la giustizia sociale si sono sposati fino a questo punto.»

Meraviglioso: il liberismo genera ricchezza, e il liberalismo genera diritti. Ma attenzione, perché ci sono dei rischi. E ci sono dei nemici. «Il punto – avverte l’accattivante Emmanuel – è se l’Europa riuscirà a difendere i suoi valori profondi, dei quali ha irrigato il mondo per decenni, o se scomparirà davanti all’ascesa delle democrazie illiberali e dei regimi autoritari». 

Memorizzare, prego. A insidiarci non è la finanza speculativa, e nemmeno la robotica che si accinge a invadere le aziende di ogni tipo, e men che meno il culto del denaro e del consumo. A minacciarci sono quegli sciagurati che non si incamminano di buon grado sulle nostre stesse strade. La “magnifica frase” di Macron va completata col suo implicito sottinteso: «L’Europa non è un supermercato, ma un destino comune: il destino comune, e obbligatorio, di non uscire mai dal modello dominante».

F. Zamboni
Condividi questo articolo su:
Articoli correlati: