Filosoficamente

Patria e Umanità: ripartire da Giuseppe Mazzini

di Corrado Claverini

Una delle funzioni fondamentali della filosofia è quella di aiutarci a distinguere chiaramente nozioni solo apparentemente simili. A tal riguardo, la filosofia politica ci soccorre nel chiarirci le idee in merito ad uno dei concetti oggi più spesso fraintesi. Tale concetto è quello di nazione e, in particolare, quello di sentimento nazionale, talvolta confuso con il nazionalismo.
Tuttavia, non vi è nulla di più radicalmente differente. A testimoniarlo è uno dei protagonisti del nostro Risorgimento: Giuseppe Mazzini (Genova, 1805 – Pisa, 1872). Senza dubbio il patriota genovese è uno degli autori che andrebbero riscoperti, un pensatore che amava la propria patria e che – al tempo stesso – riteneva che ogni nazione avesse il sacrosanto diritto alla libertà e all’indipendenza. Non a caso, fondò – oltre alla Giovine Italia – la Giovine Germania, la Giovine Polonia e la Giovine Europa. Il sentimento nazionale e il cosmopolitismo convivono nell’anima mazziniana.
Ciò che invece le è totalmente estraneo è il nazionalismo. Ecco, dunque l’importante distinzione da tenere a mente: il sentimento nazionale è la coscienza della peculiarità storica di un popolo, dotato di una specifica lingua, ben precise tradizioni e determinati usi e costumi. Tale sentimento nazionale si trasforma in nazionalismo, nel momento in cui viene tratta un’indebita conseguenza, ovvero quella della superiorità del popolo in questione su tutti gli altri. Il nazionalista vuole imporre il suo dominio su tutte le altre patrie in virtù della loro inferiorità.
Nulla di tutto questo animava Mazzini, il cui forte sentimento nazionale lo portava a combattere non soltanto per la sua patria, ma anche per l’indipendenza e la libertà di ogni altro paese oppresso.
Con le parole di Antonio Gramsci, altro grande pensatore in cui l’elemento nazionale e quello cosmopolita convivono, “lo sviluppo è verso l’internazionalismo, ma il punto di partenza è ‘nazionale’ ed è da questo punto di partenza che occorre prender le mosse”. Così come a livello politico non ha senso alcuna astratta contrapposizione fra patriottismo e cosmopolitismo, così a livello filosofico occorre concepire l’universalità non come annullamento delle differenze particolari. I pericoli più grandi sono il nazionalismo e il globalismo, veri e propri pervertimenti del sentimento nazionale e del cosmopolitismo.
Il segreto dialettico da cui oggi occorre ripartire è la difesa delle culture nazionali non in nome del gretto sciovinismo, ma del più genuino cosmopolitismo che – lungi dal favorire il diffondersi di un’unica cultura globale – promuove la diversità culturale. Mazzinianamente è necessario tenere insieme Patria e Umanità.

C. Claverini
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