Pensare altrimenti
Diego Fusaro

La mondializzazione rende lontano il vicino e vicino il lontano

di Diego Fusaro

V'è un aspetto specifico dei tanto discussi processi di mondializzazione oggi in atto che merita di essere preso in esame. Si tratta di una questione squisitamente filosofica, che è merito di Martin Heidegger avere sollevato con la massima chiarezza senza nulla occultare della sua intrinseca aporeticità. Così scrive il pensatore tedesco in "La cosa":

“Che cosa accade se con l’eliminazione delle grandi distanze ogni cosa si trova ugualmente lontana e vicina? Che cos’è questa uniformità in cui tutte le cose non sono né lontane, né vicine, e sono, per così, dire senza distacco? Tutto si confonde nell’uniforme senza-distacco”.

La mondializzazione connessa con i poderosi processi di sradicamento tecnocapitalistico producono una tendenziale uniformità planetaria che si determina nell'eguagliamento coatto o, rectius, nella riduzione di tutti gli enti al Medesimo. Non vi sono più spazi e distanze, tutto si confonde in una globale conformità che riproduce ovunque il medesimo tecnicamente manipolato: dalle distese nipponiche a Nuova York, da Roma a Pechino.

È ciò che proponiamo di chiamare l'avvicinamento del distante. Tutto è senza distacco, in real time, sempre qui e sempre ora. Analogamente, e con movimento simmetrico, la globalizzazione, complice la forza sradicante che la contraddistingue, rende distante il vicino: produce indifferenza e distacco rispetto a ciò che ci è più proprio.

Si pensi anche solo al fenomeno delle cosiddette reti sociali: migliaia di amici sparsi per il mondo, che mai vedremo, e che pure trattiamo come se ci fossero vicini nel tempo e nello spazio.
E, insieme, gli amici veri, quelli coi quali coesistiamo nel tempo e nello spazio, ci appaiono sempre più distanti e meno prossimi, presi come siamo a "interagire" con chi dall'altro capo del mondo mai vedremo realiter.
È questo, in effetti, uno dei paradossi del mondo globalizzato. Non il solo, sia chiaro.

 

D. Fusaro
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