Pensare altrimenti
Diego Fusaro

Il matrimonio del quarto stato flessibile

di Diego Fusaro

Vi è un quadro che recentemente ha attirato la mia attenzione. Si intitola “Quarto stato” ed è stato realizzato, con biro bic blu su tela, dall’artista bulgaro Alzek Misheff nel 2009.

Il richiamo dell’opera è, in modo lampante, al “Quarto Stato” di Pellizza Da Volpedo. I protagonisti del quadro di Alzek Misheff non sono, però, intenti a scioperare, come avviene nell’opera di Pellizza Da Volpedo. Marciano anch’essi, decisi e orgogliosi, verso di noi che osserviamo la scena. Ma non stanno scioperando. Si sono sposati. Dietro di loro, una chiesa. Intorno a loro, compaesani che giubilano e fanno festa.

Con la sua straordinaria potenza evocativa, il quadro di Alzek Misheff mi ha colpito come un pugno, destando in me un effetto di straniamento. L’epoca del capitalismo flessibile post-borghese ha reso il matrimonio un gesto contestativo e antagonistico quanto poteva esserlo lo sciopero ai tempi di Pellizza Da Volpedo.

Il nostro presente, caratterizzato da una flessibilità che ci vuole tutti atomi migranti e precari, privi di qualsivoglia stabilità (compresa, ça va sans dire, quella sentimentale che si sedimenta nella vita matrimoniale come “scelta” sempre ribadita, per dirla con Kierkegaard), non permette al mondo della vita di stabilizzarsi.

Per un verso, complice la precarizzazione esistenziale oltreché contrattuale, ci rende tutti a tempo determinato. E, per un altro verso, mira a colonizzare le nostre menti e i nostri cuori con il discorso della ragione flessibile della new economy. Ecco, allora, masse di giovani che scendono in piazza a manifestare contro la famiglia (giudicata sessista, omofoba e retrograda), proprio quando è la logica illogica della precarietà coatta a impedire loro in concreto di farsi una famiglia. È il capolavoro del potere quando gli schiavi amano le proprie catene.

Il matrimonio raffigurato da Alzek Misheff è oggi rivoluzionario quanto lo sciopero di Pellizza Da Volpedo, in quanto è stato eletto dal capitale flessibile a proprio nemico: non soltanto perché è pur sempre un contratto a tempo indeterminato, ma anche perché è la cellula genetica di una comunità solidale – la famiglia – che, come ricorda Hegel, deve costituire il fondamento di ogni etica comunitaria. Del resto, è anche per questo che lo stesso Hegel chiamava i cittadini dello Stato membri della “famiglia universale”. 


 

D. Fusaro
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