Euroinomani

L'EUROPA MUORE PER COLPA DEGLI EURO-LIBERISTI

di Alessandro Montanari

I difetti più evidenti della società economica nella quale viviamo sono l'incapacità a provvedere un'occupazione piena e la distribuzione arbitraria ed iniqua delle ricchezze e dei redditi. (J.M.Keynes)

E' tradizione storica ormai consolidata rintracciare le origini della Seconda Guerra Mondiale nel trattato di resa che mise fine alla prima. A Versailles, infatti, le potenze vincitrici imposero a tedeschi ed austriaci sanzioni di straordinaria durezza nella miope convinzione, rivelatasi fallace, che solo negando ogni possibilità di sviluppo ai vinti si sarebbe potuta garantire una pace duratura. A nulla valsero gli appelli del delegato inglese John Maynard Keynes che a quella “pace cartaginese”, come poi la definì in The economic consequences of the Peace, avrebbe preferito un piano di ricostruzione dal forte impatto espansivo, persuaso com'era che solo un benessere diffuso fosse premessa di concordia e stabilità nel continente. Nessuno tuttavia volle ascoltarlo e fu così che gli uomini della pace gettarono le basi di una nuova e più rovinosa guerra.

A quasi un secolo dal paradosso di Versailles, temo che un incidente storico del tutto simile si stia ripetendo nelle ovattate stanze di Bruxelles dove, seguitando ad ignorare il monito keynesiano, gli europeisti stanno riducendo in macerie gli stessi ideali comunitari che solennemente affermano di professare.

Se l'Europa sta diventando così impopolare, del resto, ci deve essere un motivo. Ed io penso che il vero motore del malessere che, uno dopo l'altro, sta contagiando tutti i popoli europei, stia nell'impostazione neo-liberista che ispira l'euro e tutti i trattati europei. Mentre la rigidità dell'euro – che poi è un marco sottovalutato – spinge i governi a guadagnare competività comprimendo salari e diritti dei lavoratori (i minijobs tedeschi, seguiti dal jobs act italiano, seguito dal jobs act francese...), i trattati comunitari svuotano dall'interno i poteri di reazione e correzione degli Stati, imbrigliandoli sul binario unico del riformismo liberista con quell'intrico di tetti di spesa, vincoli di bilancio e clausole di salvaguardia che Mario Draghi ama raffiguare con l'immagine leviatanica del “pilota automatico” che tutto conforma a sé ...meccanicamente.

Gli effetti collaterali di questo modello risultano oggi ben visibili nel processo di proletarizzazione dei lavoratori, costretti ad accettare salari di mera sussistenza dal ricatto della disoccupazione, e nello smantellamento sistematico della spesa sociale. Non stupisce quindi che il malcontento popolare si diffonda e nemmeno che scarichi tensioni sull'immigrazione, animando contese darwiniane tra ultimi e penultimi ad esclusivo beneficio dei super-capitalisti globali che approfittano a piene mani di questa ignobile asta al ribasso del lavoro. Era tutto così calcolabile che, sempre più spesso, in effetti, ci si domanda se davvero non fosse tutto calcolato.

C'è qualcosa che non torna, infatti, nei risultati della ricetta neo-liberista; qualcosa sul quale solo i politici europeisti, curiosamente, non si stanno interrogando. Pensate al debito pubblico. Ci avevano spiegato che la cura del rigore l'avrebbe ridotto, eppure quasi ovunque ha finito per alimentarlo, aumentando così la forza ricattatoria di quelle agenzie finanziarie che hanno il potere di garantirlo o di decretarne il default a seconda che gli Stati accettino o meno di privatizzare, liberalizzare, deregolamentare...

Una recente ricerca di ImpresaLavoro, che non prenderei in considerazione se non ne avessero parlato anche gli europeisti ultra-ortodossi di Repubblica, dimostra chiaramente come, negli ultimi tre anni, il debito pubblico dei più importanti paesi europei - con una sola ma significativa eccezione – sia sempre cresciuto nonostante l'austerity. Mentre il debito tedesco è diminuito di 63 miliardi, infatti, il debito italiano è aumentato di 138 miliardi, quello spagnolo di 121 e quello francese addirittura di 209. Se a questo aggiungiamo che in tutti e tre i Paesi in questione permane una disoccupazione a due cifre - che varia dal 10 per cento francese al 18 spagnolo passando per l'11 italiano – si capisce bene perché la sensazione che il rigore sia servito solo ad educare il popolo vada diffondendosi omogenamente: dove la disoccupazione è alta, ma anche dove la si è ridotta al 3% col lavoro impoverito dei mini-jobs.

Contro questo modello divaricante, capace di generare 342 super-miliardari a fronte di 123 milioni di poveri (dati Oxfam), governi genuinamente europeisti avrebbero dovuto ribellarsi. Ma siccome non l'hanno fatto, ora si ribellano i popoli che ancora conservano il ricordo di quando gli Stati potevano dotarsi di una politica monetaria, industriale e fiscale per rispondere alle loro esigenze.

C'è qualcosa di male nel rivolere il lavoro, i salari e diritti perduti? Certo che no. Tuttavia, per poter rispondere a queste richieste, l'Europa dovrebbe abbracciare un modello di sviluppo keynesiano che rilanci in grande stile l'intervento pubblico. Ma siccome le elite di Bruxelles non hanno la minima intenzione di ribaltare il modello liberista, ecco che ribaltano la realtà, spostando la vergogna su ciò che dà espressione al malessere anziché su ciò che lo ha prodotto.

Tentativo vano. La realtà, infatti, è di gran lunga più allarmante di come gli europeisti si stanno affannando a descriverla perché l'anti-europeismo è ormai poliforme e continuare a ridurlo alla radice antropologica della xenofobia serve solo a spostare qualche frasca sulla vera radice economica del problema. Mettiamo in fila i populismi e capirete. In Grecia c'è stato un anti-europeismo di sinistra ma all'origine della Brexit c'è invece un anti-europeismo di stampo conservatore mentre in Olanda, Francia e Germania l'anti-europeismo è più marcatamente orientato a destra. Ora però si appresta a prendere le redini del governo austriaco un giovanissimo anti-europeista di tradizione (pensate un po'!) democristiana mentre Praga ha appena incoronato un anti-europeista miliardario che nessuno ha ancora ben capito come classificare...

Dunque il fortino degli euro-liberisti è ormai assediato dai quattro lati. E se verrà distrutto un'altra “pace cartaginese”, presto o tardi, finirà sui libri di scuola dei nostri nipoti. Perché la storia può ripetersi, ma solo quando non la s'impara.

A. Montanari
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