Oltre lo stivale

Le vere ragioni della guerra in Siria

di Luca Pinasco

La tragedia siriana comincia nel 2011 quando alcuni governi, organizzazioni internazionali, magnati della finanza con la regia degli Stati Uniti tentarono di mettere in scena una "primavera araba". Questa fallì quasi sul nascere, e non contenti gli stessi "organizzatori" iniziarono ad armare frange di ribelli provocando la ancora oggi perdurante "guerra civile", che in realtà ha ben poco di civile in quanto il popolo siriano è unito al suo presidente Assad ed i rivoltosi non sono altro che gruppi di mercenari pagati per combattere sotto diverse sigle tra cui: ISIS, Al Nusra, Al Qaeda, Free Sirian Army, Fronte di liberazione.
La guerra "tutti contro Assad" continuò senza particolari risvolti per quattro anni fin quando il 30 settembre 2015 l'ingresso della Federazione Russa nel conflitto al fianco del governo siriano rese possibile vedere la luce in fondo al tunnel.
Oggi il governo siriano è sempre più vicino alla vittoria anche se i combattimenti continuano a mietere vittime. Questa tragica vicenda ha causato oltre mezzo milione di morti dei quali nel mondo occidentale si sa poco e nulla.

Anche in questo caso come in tanti altri sono arrivate a noi solo menzogne dai canali informativi nostrani e stranieri, nello specifico una: "Assad è un tiranno che bombarda i suoi concittadini e va fermato" (la posizione statunitense sul conflitto) con riferimento all'attacco chimico di Ghouta. Poco importa che i due esperti del Massachussets Institute of Technology, Richard Lloyd, ispettore sugli armamento all'ONU e Theodore Postol, docente di Scienza, Tecnologia e Sicurezza Nazionale Politica, abbiano smentito la versione della Casa Bianca evidenziando, nel rapporto intitolato "Le possibili implicazioni degli errori dell'intelligence statunitense riguardo all'attacco al gas nervino del 21 agosto 2013", come i missili chimici provenissero in realtà dal territorio controllato dai ribelli finanziati dagli stessi USA.
Alla luce di ciò occorre fare chiarezza anzitutto su quali siano state le ragioni che hanno fatto da movente a tale enorme tragedia, a sei anni di guerra, decine di città rase al suolo, migliaia di luoghi storici distrutti, centinaia di migliaia di vite mietute.

Un primo obiettivo strategico degli "alleati contro Assad" ovvero di Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Israele era quello di spezzare l'asse tra Iran, Siria e Hezbollah (Libano) resistenti al dominio del Medio Oriente da parte di alcune nazioni straniere e delle endemiche petromonarchie.
Rovesciare il presidente siriano Assad rientra proprio in questo schema poiché si pensava che proprio come in Iraq, senza l'uomo forte al potere si sarebbe rotto l'equilibrio che ha permesso a tutte le minoranze religiose presenti in Siria di convivere per secoli in armonia, disgregando il Paese. Questo è stato anche il primo grande fallimento in quanto non solo Assad è restato al potere ma in questi sei anni di guerra le diverse minoranze presenti nel paese hanno messo da parte ogni divergenza politica o religiosa asserragliandosi attorno al loro presidente, attorno al loro governo, in difesa della loro patria dagli aggressori.

Le ragioni per cui "l'asse della resistenza" rappresenta per la "comunità internazionale" il nemico da abbattere in Medio Oriente sono molteplici: evitare che emergano alleanze e potenze capaci di esercitare un influenza notevole in un area ricca di risorse naturali e geopoliticamente strategica, mantenere il monopolio dei grandi alleati occidentali in Medio Oriente (i paesi del golfo) nell'estrazione e nel commercio dei combustibili fossili, proteggere Israele dalla minaccia dei paesi sciiti, o per meglio dire lasciarlo libero di fare il buono e cattivo tempo senza alcun contrappeso. Anche in questo caso si è verificato un enorme fallimento in quanto non soltanto l'alleanza tra le potenze della resistenza esiste ancora, ma è in una fase di espansione essendo sempre più concreta la possibilità di includere Egitto e Iraq.
La seconda grande ragione che fece esplodere il conflitto fu il rifiuto da parte di Assad di far transitare in territorio siriano l'oleodotto Qatar-Turchia, struttura che avrebbe potuto sostituire le forniture di gas russo all'Europa con quelle del Qatar, per questo fortemente appoggiata dalle potenze atlantiche.
Il terzo obbiettivo storico era quello di colpire i "grandi nemici" Russia e Cina in quanto da un lato, come diceva la zarina Caterina II, la Siria rappresenta "la chiave per la casa Russia" per questo la si vuole debole e caotica, lo stesso Putin durante un intervista rilasciata a Sochi l'11 ottobre del 2015 disse che oltre ad essere sostenuto per motivi umanitari l'intervento militare russo derivava dal fatto che "se la Siria venisse rovesciata ci ritroveremmo i terroristi armati di mitra dentro il territorio della Federazione Russa".
Dall'altro invece la Siria rappresenta la porta per la "via della seta" verso la Cina, renderla instabile ostacolerebbe il più grande progetto in itinere del governo cinese, ovvero costruire una rotta commerciale che dal mediterraneo raggiunga l'estremo oriente soprannominata proprio "via della seta". Un fatto però appare evidente dopo un attento sguardo a tale vicenda, ovvero che dopo 6 anni di guerra, dopo tutte le menzogne raccontate ed il sangue versato, Assad rimarrà al potere e la Siria sarà un esempio di resistenza per tutti gli altri paesi che in futuro saranno vittime della stessa sorte.

L. Pinasco
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