Filosoficamente

La “differenza italiana”: per una via nazionale alla filosofia

di Corrado Claverini

Ha senso parlare di una tradizione filosofica specificamente italiana? Oppure si dovrebbe parlare di filosofia tout court senza ricorrere a distinzioni di tipo nazionale, essendo il pensiero per sua stessa natura apolide e senza patria? Non solo parlare di filosofia italiana, piuttosto che francese o tedesca, è legittimo, ma è oggi fondamentale e di vitale importanza. È legittimo perché distinguere varie tradizioni filosofiche nazionali non significa altro che essere consci del fatto che le idee non nascono per partenogenesi le une dalle altre, ma in un preciso contesto storico ed entro particolari coordinate culturali. È altresì necessario per riaffermare le specificità e le differenze culturali nell’epoca della globalizzazione e della “fine della storia”, dove le molteplici culture si stanno progressivamente uniformando ad un’unica “cultura-mondo”. Poiché la vera mente filosofica è soltanto quella che riesce dialetticamente a vedere l’universalità nelle differenze e l’internazionalità nella cooperazione fra le nazioni (inter-nationes) piuttosto che nella globalizzazione transnazionale (trans-nationes), è importante non lasciare il monopolio della nazione ai nazionalisti, né credere che la vera universalità sia quella globalizzante che annulla ogni differenza. Ma in cosa consiste la “differenza italiana”? In primo luogo – da Vico a Gioberti, da Spaventa a Gentile, fino ad oggi – la tradizione filosofica italiana si è da sempre interrogata su se stessa, sulla sua identità e sui suoi caratteri distintivi. Inoltre, la filosofia italiana è da sempre stata una filosofia del conflitto e della dissidenza, i cui protagonisti furono esiliati (Dante e Machiavelli), bruciati sul rogo (Bruno e Vanini), torturati e incarcerati per decenni (Campanella), costretti all’abiura (Galilei), morirono in difesa del loro pensiero (Gramsci e Gentile). Infine, la filosofia italiana è stata sempre una filosofia della concretezza storica, fortemente critica dei poteri e dei saperi, un pensiero che ha accolto, di volta in volta, le sfide del presente. Posto che il potere si alimenta di ideologia e odia il suo contrario, ovvero la filosofia e il pensiero critico, occorre oggi più che mai riscoprire i maestri della filosofia italiana, una delle tradizioni di pensiero maggiormente obliate. In una delle epoche più ideologiche della storia umana, solo una filosofia costitutivamente critica nei confronti di ogni ideologia, come è sempre stata quella italiana, può ricordarci cosa dovrebbe tornare ad essere oggi la filosofia in generale: non mera teoresi senza alcun nesso con politica e storia, ma pensiero concreto che accolga le sfide del presente.

C. Claverini
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