Eventuali e varie

IDENTITÀ, SOVRANITÀ, COMUNITÀ

di Chantal Fantuzzi

Identità Giorno verrà, tornerà il giorno, in cui redivivi ormai gl'Itali staranno in campo audaci così Vittorio Alfieri concludeva il sonetto che auspicava alla liberazione dell’Italia, da troppo tempo soggiogata dalle potenze straniere. Nella consapevolezza d’essere oppressi, sorse la consapevolezza d’avere un’identità. Tuttavia, come diceva proprio l’Alfieri, è sotto le tirannie mascherate da democrazie, che ci si dimentica di soffrire e, di conseguenza, di combattere. E così accade oggi che ogni espressione d’orgoglio verso la propria appartenenza venga tacciata di nazionalismo e populismo, per lasciare spazio, assecondando il potere, all’oblio della memoria di chi nel passato costruì il presente. Gli eventi storici vengono volutamente visti come troppo lontani nel tempo per evitare che ne se comprenda l’importanza, e mascherati da evenienze irrilevanti. Così Lepanto diviene una scaramuccia, Legnano un piccolo scontro tra contadini e cavalieri, Poitiers viene trasposto dalla storia alla mitologia. Poiché togliendo l’identità si toglie l’anima ad un popolo. E un popolo senz’anima è ben più facilmente soggiogabile al grigio globalismo europeista e mondialista che tutto annulla e nulla ricorda.

Sovranità Ad ognuno puzza questo barbaro dominio diceva Machiavelli, riferendosi alla prepotenza delle altre potenze europee (non dissimili dall’attuale UE) che miravano a soggiogare l’Italia, privandola della sua variegata sovranità. Potenti stranieri con il potere di far fallire l’Italia. E umiliarla, anche psicologicamente. Un po’ come l’Unione Europea che parla delle spiagge italiane solo per proporre porta ceneri biodegradabili, mandando letteralmente in fumo problemi reali quali l’accoglienza indiscriminata dei clandestini, e riducendo in cenere le spiagge italiche, la loro terra di conquista.

C’era già stato Cola di Rienzo che invano aveva tentato di far riacquisire a Roma la propria sovranità imperiale di Roma Antica. I poteri alti lo condussero piuttosto celermente al rogo.

Comunità Su, lombardi, puntate la spada, fate vostra la vostra contrada scrisse il Berchet per rammentare l’eroica scelta della comunità dei Lombardi di Giurare, a Pontida, di difendere la propria terra e riaffermare il proprio dominio su essa.

Se mala segnoria, che sempre accora /li popoli suggetti, non avesse / mosso Palermo a gridar: "Mora, mora!". Così, allo stesso modo, Dante volle suggellare un’altra lotta di comunità, questa volta accaduta in Sicilia all’ora del Vespro, per scacciare il non gradito governo angioino.

Non solo aneddoti storici, ma la presa di coscienza d’essere una comunità e, come tale, di poter muover guerra per perseguire l’ideale comune.

Aneddoti che oggi vengono forzatamente visti come remoti e non più eloquenti. Poiché il togliere a una comunità la memoria storica della propria capacità di rivalsa la rende senza fatica appianabile ad un’epoca esasperatamente razionalista che mira a vivere solo alla giornata, dimenticando quel passato che potrebbe costruire il futuro.

Poi ci fu il Risorgimento, l’unico del qual oggi sia ancor lecito (o meglio, imposto) parlare come simbolo e non come evento meramente storico scevro da ogni mistificazione, che monopolizzò la storia passata (e futura), distruggendo la secolare storicità ducale (con plebisciti farsa, imposizioni ed eccidi mai dichiarati) e, in alcuni casi millenaria, come nel caso del Veneto (di cui sempre si omette che, nella battaglia di Lissa, combatterono i veneti stessi per non essere annessi al Regno d’Italia.). Veder in esso un movimento di comunità sarebbe una rilettura troppo forzatamente di regime, poiché esso fu piuttosto uno scontro di comunità.

Lungo tutto il corso della nostra storia, le menti più eccelse si sono lamentate (e, invano, battute) per vedere la loro (e indegnamente nostra) terra libera da ogni invasione.
Oggi l'Italia è l'unico paese che spende per appartenere a un’Unione Europea, rinnegazione stessa di una comunità europea e invasiva oppressione, e che, previa cooperative munite di una solida maschera sociale, lucra sull’accoglienza indiscriminata. E che vota, per poi non eleggere.

Intercalava Petrarca con speranzosa mestizia, nella sua ode a un’Italia priva di sovranità, dimentica della sua identità, senza una comunità e dilaniata da potenze straniere, ma che ancora poteva revocare la sua propria virtù:

Vertù contra furore/ Prenderà l'arme; e fia el combatter corto, /Ché l'antiquo valore / Nell'italici cor non è ancor morto.

C. Fantuzzi
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