Pensare altrimenti
Diego Fusaro

Heidegger e l'assenza di patria come destino

di Diego Fusaro

Solo oggi si compie pienamente quell’“assenza di patria” (Heimatlosigkeit) dell’uomo moderno, diagnosticata con lungimiranza da Martin Heidegger nella "Lettera sull'umanismo" (1947) in riferimento alla storia dell’essere come suo oblio e solo oggi divenuta realtà in senso pieno: “l’assenza di patria diventa un destino universale”  (die Heimatlosigkeit wird ein Weltschicksal) in ragione del fatto che il ritmo stesso della mondializzazione impone lo sradicamento e la deterritorializzazione come condizioni fondamentali della precarizzazione e della flessibilizzazione coessenziali al nuovo assetto assoluto del free market system.

La potenza del capitale è intrinsecamente sradicante. Deve dissolvere, come sappiamo, ogni forma di radice e di radicamento stabile, dal mondo familiare a quello della forza disciplinante dello Stato, dalla dimensione dell’oikis a quella della patria come radice etica dei popoli. Ogni forma rigida e stabilizzata, quale che sia, viene divelta in nome della "mobilitazione totale" (Jünger) imposta dal ritmo della circolazione. 

Sotto questo profilo, il capitale promuove e modella un’antropologia centrata sulla figura dell’homo migrans, perché è esso stesso migrante e delocalizzato, liquido e deterritorializzato.
In luogo del lemma multinazionali, occorrerebbe, allora, impiegare la più pertinente formula “anazionali”, giacché le grandi ditte del free trade system si muovono negli spazi desovranizzati del mercato globale deregolamentato e senza frontiere, nei quali le nazioni sono sostituiti dal regno neutro e cosmopolitico della merce.

Rideclinando altrimenti l’asserto di Heidegger, la dis-occupazione come assenza di un “posto fisso” e come fondamento della mobilità perpetua a cui il tecnocapitalismo condanna l’essente e l’umano stesso si pone come destino universale nel tempo dell’accumulazione flessibile: va a investire tanto i singoli individui consegnati al precariato, quanto i popoli costretti allo sradicamento planetario.

D. Fusaro
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