Eventuali e varie

Generazione Y

di Claudia Campanella

Qualcuno preferisce chiamarli Millennial Generation qualcun altro Generazione Y, insomma, modi alternativi per definire quella generazione nata tra gli anni ‘80 e 2000. Una generazione a tratti problematica ma, al tempo stesso, pragmatica che incespica in un mondo in continuo cambiamento, che trova però il coraggio di lottare per i propri sogni.
Lo sanno bene i nati negli anni ‘80 e ‘90 che sono cresciuti cadendo tante e tante volte durante le loro arrampicate, culminate quasi sempre in ginocchia sbucciate, o le altre malefatte che definivano con fierezza la loro innata resilienza. Sono loro gli eterni Peter Pan che oggi arrancano per trovare la giusta collocazione in uno spazio in cui tutti sono protagonisti. Ci hanno tolto il piacere dell’attesa, facendoci sgomitare per non eclissarci.
Diciamolo, non siamo fatti per compiacere gli altri, siamo dei ribelli che hanno imparato a cavarsela nonostante tutto. In quanto eterni sognatori amiamo progettare e spingerci verso nobili traguardi e, ancora di più, amiamo le sfide perché ci fortificano e mettono alla prova le nostre abilità.
Ma la vera forza di questa generazione è la sua fervida capacità di reinventarsi ed adattarsi al mutamento.
Siamo quelli che riuscivano a divertirsi con una palla in mano e che, oggi, abbracciano la tecnologia con disinvoltura perché, essere consapevoli, aiuta a crescere. Potremmo vivere felici senza un cellulare, senza il bisogno di condividere con gli altri il posto in cui ci troviamo o ciò che facciamo ogni momento della nostra giornata.
L’innocenza è parte di questa generazione che, dentro, mantiene vivo lo spirito di un bambino curioso e la maturità di un adulto responsabile. Come un fratello maggiore che porta con sé il fardello di dover dare il buon esempio al fratello minore, così ci portiamo dietro una capacità di giudizio che ci accompagna nel nostro percorso di vita e che talvolta vorremmo trasmettere alle generazioni dopo di noi.

C. Campanella
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