Dietro le quinte

FAKE-NEWS: LA STRANA GENESI DELL'INQUISIZIONE 2.0

di Enrica Perucchietti

Non si arresta la battaglia contro le fake news, anzi si moltiplicano le proposte per censurare il web con lo scopo apparente di reprimere la disinformazione. Il problema esiste, ma le soluzioni proposte sembrano solo un pretesto per censurare la rete, ossia mettere a tacere le voci alternative “scomode”. Al contempo si persiste nel far crescere l’isteria collettiva, strumentalizzando il problema per legittimare agli occhi dell’opinione pubblica un eventuale provvedimento.

Avete notato, per esempio, come alcuni meme o notizie fasulle che diventano virali sul web sono così grossolani e assurdi da sembrare che siano stati messi in circolazione apposta per inquinare i pozzi? A chi fanno comodo se non a coloro che poi ne denunceranno l’esistenza, demonizzando il fenomeno? Può esserci a monte una strumentalizzazione del problema o una sua amplificazione? Non sarebbe una strategia nuova, è stata adottata più volte in passato dagli spin doctors per creare caos e ottenere un risultato specifico.

In un periodo in cui si parla tanto di vaccini, dovremmo imparare a immunizzarci dalle “balle”, sia quelle che ci propinano ogni giorno i media mainstream (vera e propria cassa di risonanza della propaganda)  sia quelle che troviamo sul web. Dovremmo imparare a distinguere almeno una notizia assurda da una “verosimile”. La responsabilità della diffusione di notizie false è infatti anche nostra. Dovremmo mostrare maggiore attenzione ai contenuti che selezioniamo e rilanciamo in modo compulsivo. Dovremmo cioè riappropriarci del nostro pensiero critico ed essere più cauti e meno ingenui. Soprattutto meno frettolosi.

Ed è in questo clima di post-verità in cui ormai tutto è sempre più virtuale e il virtuale assurge a reale, che si legittima l’introduzione del reato d’opinione. Se fossimo però tutti più attenti e coscienziosi, non ce ne sarebbe bisogno. Il problema è che siamo sempre più passivi, e quindi ci facciamo letteralmente “riempire” e plasmare da ciò che ci viene detto, trasmesso, raccontato, senza sottoporne il contenuto al pensiero critico. Anni di televisione spazzatura ci hanno reso dei soggetti catatonici: siamo soprattutto distratti e attratti da ciò che è morboso e che si presenta sotto forma di “gossip” o di esagerazione.

Concordo con l’amico Marcello Foa che vede dietro la lotta alle fake news un vero e proprio “metodo” volto a silenziare «le voci davvero libere» (http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/11/28/aprite-gli-occhi-sulle-fake-news-sono-solo-un-pretesto-per-imporre-la-censura-ve-lo-dimostro-qui/).

Credo che abbia centrato l’obiettivo. E credo, forse non esagerando, che dietro ci sia un’abile regia che sfrutta una delle regole auree del decalogo che viene impropriamente attribuito a Noam Chomsky sulla manipolazione della comunicazione. Mi riferisco alla seconda regola: Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema − reazione – soluzione”: si crea cioè un problema per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desidera far accettare (ma che in realtà sono state pianificate a monte e calate dall’alto).

Si è lasciato che si diffondessero, magari con un “aiutino” notizie assurde, siti e blog che campano con i click spacciando bufale, per poterle poi strumentalizzare e farne un caso globale. Nel momento in cui si mostra all’opinione pubblica l’esistenza di un problema, di un’emergenza che va sanata, si propongono delle norme che hanno in realtà lo scopo di introdurre altro, in questo caso il reato d’opinione con il quale non si vuole colpire la notizia infondata, quanto il dissenso in generale.

Si vuole cioè introdurre un tribunale dell’Inquisizione 2.0 composto da variegati soggetti assurti a “sbufalatori” che usano proprio quel metodo del cyber bullismo che le norme che si vorrebbero introdurre dovrebbero combattere: costoro da anni perseguitano, dileggiano, insultano, discreditano coloro che portano avanti un lavoro di informazione alternativa.

Infine, le norme non si applicheranno ai giornalisti professionisti e alle testate registrate: una doppia morale valida a difendere la stampa mainstream e l’operato degli spin doctors che dei contenuti “esagerati e tendenziosi” e degli pseudoeventi hanno costruito il loro impero.

Siamo cioè di fronte a un bipensiero, tanto ipocrita quanto schizoide che riecheggia il motto dei maiali in La fattoria degli animali:

TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI,

MA ALCUNI SONO PIÙ UGUALI DEGLI ALTRI.

Anche in questo caso, alcuni membri della comunità sarebbero “più uguali degli altri” e a loro sarebbe permesso manipolare l’opinione pubblica e in particolare coloro che sono considerati “semplici spettatori”, ossia quel gregge che va orientato nelle proprie scelte in modo che non si svegli e soprattutto che non esprima il proprio pensiero in modo libero e critico. Lo scopo, citando ancora Chomsky, è che «il gregge disorientato continui a non orientarsi».

E. Perucchietti
Condividi questo articolo su:
Articoli correlati: