Dietro le quinte

ECCO COME L'ASSURDO RIESCE A DIVENTARE NORMALE

di Enrica Perucchietti

Sempre più spesso i media non mancano di offrirci notizie in apparenza stravaganti che stanno gradualmente, secondo il principio della Rana bollita di Noam Chomsky, abituando l’opinione pubblica ad accettare come “normali” costumi culturali e antropologici “nuovi”. Non ci si deve più stupire se tre uomini si sposano o se una donna convola a nozze con sé stessa. Dietro i nuovi costumi, ci viene detto, si può osservare il faro dell’evoluzione e del progresso: l’emancipazione dell’uomo che sceglie chi essere (a partire dalla propria identità sessuale) e come vivere (poliamore, poligenitorialità, ecc.).

Il tema della trasgressione, della licenziosità e dell’obbligo a godere di piacere illimitato a cui siamo ormai sottoposti quotidianamente, è uno dei nuclei centrali della manipolazione “dolce” come perfettamente spiegato da Aldous Huxley in Il mondo nuovo.

Oggi dobbiamo convenire sul fatto che si sta attuando quanto immaginato nel 1932 dal saggista e romanziere inglese: il potere incentiva il sesso libero e promiscuo disgiunto dal matrimonio e con esso il superamento della famiglia tradizionale. Ma non solo, perché l’orizzonte futuro ci prospetta anche nuovi rapporti sentimentali quali il poliamore ma soprattutto la procreazione disgiunta dall’atto sessuale: su questo Huxley è stato incredibilmente profetico arrivando a immaginare la nascita delle future generazioni in uteri artificiali (per approfondimenti rimando ai nostri precedenti saggi Utero in affitto e ne Il mito dell’immortalità).

A differenza che in 1984 di Orwell, il governo globale in Huxley non ha più bisogno della coercizione fisica per imporre il suo potere ai cittadini: tutta la vita, infatti, è ormai programmata scientificamente fin da prima della nascita, essendo la riproduzione disgiunta dall’atto sessuale ed effettuata, come diremmo oggi, in vitro, permettendo l’esistenza solo a individui sani i quali, sono stati “forgiati” in embrione per far parte di differenti “caste” e condizionati fin dalla più tenera età attraverso sofisticate tecniche di autentico lavaggio del cervello.

Gli abitanti del Mondo nuovo sono svuotati dal desiderio di ribellione in quanto prigionieri di una gabbia dorata le cui sbarre sono fatte proprio di piacere! Nel Mondo nuovo, infatti, le attività dilettevoli più elementari sono incessanti e la promiscuità sessuale è vista quasi come un dovere sociale a tutte le età: dai “giochi sessuali” dei preadolescenti al continuo scambio di partner fra adulti. Un rapporto affettivo stabile, infatti, dopo l’abolizione della famiglia – sul modello “comunitario” della Repubblica di Platone sarebbe visto addirittura come un elemento socialmente pericoloso per il sistema.

Nel suo Ritorno al mondo nuovo, scritto nel 1958, Huxley ritornerà su questo aspetto precisando: «Primo scopo dei governanti è impedire ad ogni costo che i soggetti diano fastidio. Per far questo essi, fra le altre cose, legalizzano una certa misura di libertà sessuale (possibile dopo l’abolizione della famiglia) che in pratica salvaguardi tutti i cittadini del mondo nuovo da ogni forma di tensione emotiva (o creativa)».

Lo scontro mondiale tra sistemi e culture diversi sotto i colpi della globalizzazione (delle merci e delle menti) avviene principalmente su un piano simbolico in quanto si tratta, secondo il filosofo francese Jean Baudrillard in L’agonia del potere, di «un annichilimento fisico e mentale, una carnevalizzazione universale che l’Occidente impone […] a tutte le singolarità che gli resistono».

La modernità ha assunto il carattere anche goliardico delle feste carnevalesche, in cui il riso, i giochi e la sovversione dei ruoli prevalgono per alcune ore o giorni come una “sospensione” delle regole tradizionali: domina l’elemento parodistico e addirittura sacrilego, il carattere licenzioso e il tema della sovversione temporanea, come ampiamente spiegato dall’esoterista francese René Guénon e prima ancora dall’antropologo James Frazer nel suo Il ramo d’oro. La materializzazione o l’uscita alla luce del sole delle “maschere”, rappresenta per Guénon «una parodia del “rovesciamento” che […] si produce a un certo grado dello sviluppo iniziatico: parodia, diciamo, e contraffazione veramente “satanica”, perché qui il “rovesciamento” è un’esteriorizzazione, non più della spiritualità, ma, all’opposto, delle possibilità inferiori dell’essere».

La postmodernità è andata oltre assorbendo gli antichi culti e rendendoli di fatto “quotidiani”. Questo genere di ribaltamento, o meglio di “annullamento della distanza” di cui parlava già Baudrillard, servirebbe quindi per canalizzare le pulsioni più basse del volgo ed evitare che esse esplodano in una qualche forma di disordine generalizzato. Se una volta queste pulsioni erano relegate a feste cicliche dai connotati carnevaleschi, oggi stanno progressivamente dando vita a una forma di “carnevale perpetuo” in cui diventa lecito tutto ciò che è licenzioso e dai connotati grotteschi e parossistici.

La modernità è diventata la parodia di tutto ciò che era “tradizione” con una sovversione dei ruoli che si sono imposti alla società come forma apparente e illusoria di libertà ed emancipazione.

E. Perucchietti
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