Pensare altrimenti
Diego Fusaro

Con una mano ci danno diritti civili, con l'altra ci tolgono i diritti sociali

di Diego Fusaro

Mentre oggi si estendono, a mo’ di compensazione cosmetica, i diritti civili dell’individuo dal legame sociale spezzato (l’oltreuomo post-borghese e post-proletario), procede con solerzia l’opera di annientamento dei diritti sociali e del lavoro (connessi alle forme della comunità sociale borghese e proletaria), peraltro con l’approvazione delle masse lobotomizzate e manipolate dallo spettacolo mediatico permanente, disposte ormai a difendere sempre e solo ciò che non riguarda il nesso di forza economico di tipo classista e a considerare i rapporti secondo le parole e le categorie imposte dai signori del mondialismo.

Nel quadro dell’accumulazione flessibile, l’ideologia dei diritti civili in assenza di quelli sociali rivela la sua duplice efficacia. Per un verso, distrae le masse dalla rimozione in atto dei diritti sociali. E, per un altro, in maniera convergente, le convince surrettiziamente che le sole rivendicazioni degne di essere intraprese riguardino la sfera dei diritti civili dell’io individuale concepito come atomo energetico portatore di illimitata volontà di potenza consumistica nella cornice del sistema dei bisogni concorrenziale vissuto come fato inemendabile: l’ideologia dei diritti civili in assenza dei diritti sociali accredita, favorisce e glorifica il nuovo profilo dell’oltreuomo post-borghese, post-proletario e ultra-capitalistico, l’homo globalis denazionalizzato e sciolto da ogni comunità etica, libero di muoversi concorrenzialmente nell’atomistico sistema dei bisogni senza confini, monade consumista e desiderante senza frontiere.

Si assiste, così, al duplice movimento della proletarizzazione sempre più radicale delle masse nelle forme dello sfruttamento precario e flessibili e, insieme, della deproletarizzazione di una sinistra che pensa e agisce come se la classe dei lavoratori e degli sfruttati nemmeno più esistesse. Il Servo precarizzato e disarmato è oggi, in pari tempo, non più rappresentato politicamente, solo e abbandonato nella sua muta sofferenza, secondo quella che è stata definita la nuova “solitudine dei lavoratori". Essa è determinata dai due processi interconnessi della frammentazione del legame di classe (la coscienza dell’appartenenza, ossia il binomio dell’inseità e della perseità) e della mancanza di rappresentazione politica degli interessi dei dominati nella cornice post-1989.

D. Fusaro
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