Il genio italico

COME LA MUSICA È DIVENTATA ANCORA PIÙ LEGGERA

di Allegra Bonomi

Parliamo di Musica ma, tranquilli, non vi tedierò raccontandovi quanto mi appassiona David Bowie e quanto mi infastidisce Jovanotti.  Vi farò invece conoscere  la storia della tecnologia che sta dietro ai contenuti audio digitali, un ecosistema che ho scoperto avere in un Italiano il suo massimo esponente, un signore classe 1943 che rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale.

Leonardo Chiariglione è un uomo interessante. Non solo perché è il padre dell’MP3, l’invenzione che ci consente per esempio di tenere sul nostro telefono o sul nostro PC tutta la musica che ci piace e di scambiarla via web, ma anche perché dietro tanto studio e ricerca, che ha aiutato tra l’altro a sviluppare la TV digitale, c’è un’idea fissa, una vera e propria missione: quella della creazione di uno standard internazionale, inteso come possibilità di disintermediazione, di libertà per tutti di interagire, creando nuove opportunità di fare impresa anche fuori dai circuiti delle grandi multinazionali.

Mi sembra poi che il nome Leonardo gli stia anche bene: come Da Vinci si è mosso dove c’erano le opportunità e ha portato il talento italiano in giro per il mondo, però non da cervello in fuga. Infatti è sempre rimasto di base in Italia. A proposito di questa vocazione internazionale scrive una cosa curiosa sul suo blog. Racconta di aver tirato su i figli parlando loro in inglese, ma che in famiglia si parlava alla fine in dialetto piemontese. E perché? Ci spiega:  “Perché pensavo, e penso che tutti apparteniamo ad un insieme più grande di cui la koinè è l’inglese, ma siamo anche una somma di gruppi più piccoli, ognuno con la propria identità e il cui elemento più caratterizzante è la lingua”. Sembra dirci che va bene perciò lavorare in un contesto globale ma senza dimenticare però le proprie radici.

Viaggiatore quindi come il suo famosissimo omonimo ma non altrettanto poliedrico ed individualista, Chiariglione è in realtà uno specialista super specializzato nel suo campo che con grande modestia riconosce a se stesso solo il merito di essere riuscito a far lavorare in squadra centinaia di ricercatori su un progetto comune. Il suo contributo è altamente apprezzato a livello internazionale e, sebbene non sia diventato ricco per questo, ha avuto, a suo dire, molte soddisfazioni intellettuali, tra cui l’essere insignito del prestigioso premio Marconi, di un Emmy Award (il premio Oscar della TV) e di essere stato definito nel 2000 dal Time una delle 25 persone più influenti al mondo per quanto riguarda il Web.
Ma scorriamo brevemente la sua biografia.

Leonardo nasce in bassa Val Susa e si forma alla scuola dei Salesiani di Torino, dove frequenta con profitto il Liceo Classico.          
Come ci racconta lui stesso, avrebbe voluto proseguire gli studi umanistici diventando uno specialista in Sanscrito, ma un episodio gli fa cambiare idea: legge per caso sui cappelli dell’associazione torinese degli studenti di Ingegneria la scritta: “Litterae non dant panem”. Gli sorge il dubbio che con il Sanscrito potrebbe non riuscire a sbarcare il lunario e, dopo una lunga riflessione, sceglie un linguaggio diverso, quello della matematica, optando proprio per la Facoltà di Ingegneria Elettronica del Politecnico di Torino, dove – complice la vicinanza dell'Olivetti e dei laboratori di ricerca e sviluppo Telecom – frequenterà alcuni degli ambienti più stimolanti del mondo informatico e delle telecomunicazioni della metà degli anni '60 in Italia.

Si laurea nel 1969 e, dopo qualche mese, si trasferisce in Giappone dove conseguirà nel 1973 il dottorato di ricerca in comunicazioni elettriche presso l'Università di Tokyo. Già però dal ’71, inizia contemporaneamente una fruttuosa collaborazione con lo CSELT (Centro studi e laboratori telecomunicazioni), il laboratorio ricerca e sviluppo della SIP con sede a Torino.

Inizia così per lui una decade in cui la Ricerca è al centro della sua attività professionale e si occupa soprattutto di trasmissione del segnale televisivo senza trascurare il nascente settore della televisione ad alta definizione. Sono anni stimolanti che gli permettono di ottenere anche risultati notevoli. È a questo punto della sua carriera, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 che il nostro Leonardo matura la convinzione che il settore audiovisivo abbia bisogno di standard aperti e univoci, che favoriscano lo sviluppo di nuove tecnologie. Questa è l’idea che darà il via alla sua rivoluzione nel digitale.

La vera svolta arriva però nel marzo 1987, quando partecipa a un meeting organizzato dal comitato che sviluppa e mantiene il formato JPEG (Joint Photographic Experts Group). Qui rincontra Hiroshi Yasuda, compagno di corso in Giappone negli anni del dottorato e tra i massimi esperti mondiali di processi di standardizzazione dei contenuti multimediali. I due si parlano, condividono le idee, l’intesa è immediata. Nel 1988 nasce il Moving Picture Experts Group (abbreviato in MPEG) un consorzio di ricercatori internazionali che coadiuvano il nostro Leonardo nello sviluppo del tanto agognato standard. I risultati saranno sorprendenti, una vera rivoluzione che attraverserà anche la TV digitale.

Saranno necessari tre anni prima che venga rilasciato l’MPEG 1.0 ma sempre nel novembre 1992 il gruppo lancia un formato standard per i file musicali, sua diretta emanazione. Come lui stesso racconta  “Nacque in tre versioni: la terza, quella più potente, era l’MP3 e comprimeva in maniera trasparente l’audio con 192 kilobyte per ogni secondo. Negli anni poi l’algoritmo di encoding della compressione dei suoni è stato migliorato, ma nel frattempo avevamo dato un giro al mondo”.

L’invenzione ha enormi ricadute anche sullo show business, scardinando molti meccanismi di distribuzione e consumo della musica. Le case discografiche cercano di fare quadrato intorno alle proprie prerogative di esclusiva dei contenuti e accusano l’MP3 di facilitare la pirateria e ostacolare il diritto di autore.
Chiariglione rimanda le accuse al mittente: “Ho sempre rifiutato una responsabilità nostra: abbiamo delle tecnologie a disposizione, ma la società non può mettere dei limiti alla creatività tecnologica; diversamente sparirebbe in poco tempo. Ho sempre cercato di coniugare la tecnologia con il rispetto di chi crea i contenuti”. Lancia perciò il Digital Media Project per promuovere lo sviluppo dei media digitali nel rispetto dei creatori e dei titolari dei diritti, con un’attenzione particolare alla realtà italiana. Un’occasione mancata, dirà, perché come al solito le grandi multinazionali hanno preferito chiudersi a riccio e mantenere il monopolio della selezione e distribuzione della musica. Questa scelta tormenta ancora oggi il nostro Leonardo che fa notare che dietro l’MP3 c’era anche un intento etico: “Ovvero che qualcuno riuscisse ad essere ricompensato della sua bravura semplicemente perché è bravo e perché milioni di persone sono disposti a seguirlo”.

Sono passati diversi anni, la tecnologia è andata avanti e lo streaming e altre forme di trasmissione di contenuti digitali stanno prendendo piede, le case discografiche hanno dovuto in ogni caso fare i conti, e non solo metaforicamente, con questa realtà e forse con l’arrivo della tecnologia blockchain si riuscirà a trovare il modo di mantenere nella diffusione dei contenuti digitali la salvaguardia del diritto di autore. Leonardo Chiariglione, resta comunque una pietra miliare e l’MP3 il formato attualmente preferito dei file audio.          
Resisterà per altri cent’anni, come dice il suo ideatore, almeno per chi ascolta file audio con il proprio stereo? Chi lo sa. Certo è che il gruppo MPEG va avanti e chissà quale altra tecnologia uscirà da questa grande collaborazione internazionale.

Chiariglione, nonostante gli impegni in giro per il mondo, ha scelto di vivere a Villar Dora, in provincia di Torino, in una casa circondata da vigne, dove produce il suo vino. Un’altra passione che lo accomuna al grande Leonardo da Vinci.

A. Bonomi
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