Il genio italico

Come ci scipparono l'invenzione del cinema

di Allegra Bonomi

Questa è una storia di burocrazia, di concorrenza sleale e probabilmente anche di plagio che  forse vi farà arrabbiare come ha fatto arrabbiare me.  

È la storia di Filoteo Alberini, un impiegato tecnico molto intrapprendente dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nato ad Orte nel 1867 il nostro Filoteo è un appassionato di fotografia attento a tutte le novità del settore.

Un giorno dell’autunno del 1894 passa sotto i portici di Piazza Vittorio Emanuele a Firenze (oggi Piazza della Repubblica) e vede in una vetrina il Kinetoscopio Edison, una grande scatola in legno alla cui sommità c’è un foro per guardare dentro. Opera del noto inventore della lampadina e del fonografo, questo apparecchio consente di vedere al suo interno delle immagini in movimento, girando una manovella.    
Il giovane Alberini entra incuriosito nella bottega con l’idea di aprire il marchingegno per vedere come funziona, ma il proprietario del negozio glielo vieta.   
Non  si perde però d’animo, qualcosa ha capito, abbastanza per trovare il modo di rifarne uno simile da solo. “… non sarebbe forse meraviglioso poter far vedere quella fotografia animata a centinaia di persone col mezzo della proiezione luminosa sul tipo della vecchia lanterna magica? Da quel giorno – anno 1894 – incomincia la mia vita cinematografica.”  Così come racconterà nel 1923 in un’intervista,  Filoteo ha accettato la sfida. Torna infatti a casa, perde il giorno e anche la notte per replicare quello strumento e nel giro di qualche mese ne fa una versione perfezionata, una macchina capace non solo di imprimere su pellicola 1.000 fotogrammi al minuto (vale a dire 16 fotogrammi al secondo),  ma di proiettare le riprese non per uno spettatore alla volta, ma contemporaneamente per un pubblico potenzialmente illimitato. Ha inventato il suo kinetografo “apparecchio di presa di vedute e di proiezione animata”.

A quanto pare poi il nostro inventore, entusiasta e desideroso di fare di questa sua creazione un business, non solo fa richiesta di deposito del brevetto ma contatta e raggiunge a Lione due fratelli, Auguste e Louis Lumière, che si occupano di fotografia e che hanno messo a punto il procedimento della lastra secca, preludio alla pellicola cinematografica. Qualcosa va storto perché da quel viaggio in Francia non sortisce alcuna collaborazione,  anzi dopo alcuni mesi i due fratelli Lumière brevettano uno strumento molto simile e il 28 dicembre 1895  inaugurano a Parigi la prima proiezione cinematografica pubblica a pagamento, “L’arriveé d’un train”, davanti a 37 ospiti del Salon Indien del Grand Cafè di Boulevard de Capucines. È nato così ufficialmente il Cinematografo ed è per tutti un’invenzione francese.

E il brevetto di Alberini? Purtroppo per un intoppo burocratico, viene richiesta ulteriore documentazione e il Ministero dell'Industria e Commercio rilascerà finalmente il brevetto solo un anno dopo l’invenzione di Alberini, precisamente nel Dicembre 1895, pochi giorni dopo la celebre proiezione parigina dei Lumiére.

Il nostro Filoteo però non si perde d’animo. Benché non possa forgiarsi del titolo di inventore del cinematografo, capisce le potenzialità del mezzo, molto prima dei fratelli Lumiére e da pioniere apre a Firenze il primo Cinema del mondo come ci racconta lui stesso, “Un amico che si convinse del mio ragionamento entrò in società con me e fu aperta una sala cinematografica corrispondente alle mie idee, con prezzo d’ingresso di centesimi venti. Il successo superò l’aspettativa”.

Non contento poi aprirà una seconda sala a Roma, il Cinema Moderno in piazza Esedra, inventerà la ripresa panoramica (che incautamente regalerà agli americani della Fox) e fonderà una casa di produzione cinematografica nella capitale, il Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica Alberini e Santoni, che nel 1906 cambierà nome in Cines, con sede a Roma e con il quale realizzerà il primo lungometraggio Italiano, “la Presa di Roma”. I teatri di posa della Cines negli anni 30 del XX secolo si trasformeranno poi in Cinecittà.

Insomma Filoteo Alberini era un entusiasta, una mente geniale, un imprenditore che però, nonostante avesse fiuto per gli affari non è mai riuscito a monetizzare. Un appassionato, creativo e visionario cui forse è mancata la malizia e la scaltrezza di altri. Morirà a Roma nel 1937 e a ricordarlo resteranno solo un piccolo festival del cinema in Tuscia e una via nella periferia di Roma.

Come ci ricorda Giovanna Lombardi, autrice di una bella e ricca biografia del nostro inventore: “Alberini è tra quelli che pensano che la vita uno debba giocarsela fino in fondo. Non per il successo o per arricchirsi, ma semplicemente per esprimere appieno se stessi e non avere alcun rimpianto”.

Rimpianti non ne avrà avuti, ma rimorsi forse sì: se avesse presentato subito tutta la documentazione necessaria per il brevetto e se non fosse andato a Lione a raccontare del suo Kinetografo, oggi tutto il mondo saprebbe che il Cinematografo è un’invenzione di Filoteo Alberini, un italiano.

 

A. Bonomi
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