Dietro le quinte

CHE COSA SI NASCONDE DIETRO AGLI INFLUENCER?

di Enrica Perucchietti

Quando la maggior parte delle persone si imbatte nell’espressione “manipolazione di massa”, o “manipolazione sociale”, la prima immagine che le viene in mente è quella dei mass media che veicolano idee, suggestioni e contenuti. Di fatto, chi controlla le menti, controlla il potere, esercitando il proprio dominio sulla coscienza. Si deve penetrare cioè nell’immaginario, suggestionando e orientando l’opinione pubblica, creando un determinato “stato di spirito” a cui ci si uniformerà. Oggi si parla sempre più spesso di pensiero unico perché questa tendenza è divenuta ormai totalizzante.

Con l’avvento della moderna “società di massa”, infatti, il potere ha dovuto esercitarsi su un numero sempre maggiore di persone: l’arte del controllo, pertanto, ha finito per divenire una vera e propria “scienza” che non si limita più a esercitare una mera suggestione, ma che riesce e a influenzare comportamenti e modi di essere, a volte senza nemmeno dover fare uso della coercizione fisica.

Nella società democratica le opinioni, le abitudini e le scelte delle masse vengono cioè indirizzate, come spiegava nel lontano 1928 Edward Bernays – considerato il fondatore delle Pubbliche Relazioni −, da un «potere invisibile che dirige veramente il Paese». Secondo Bernays la propaganda è fondamentale per “dare forma al caos”. Le tecniche usate dal potere per plasmare l’opinione pubblica sono state inventate e sviluppate negli anni, spiegava Bernays, «via via che la società diventava più complessa e l’esigenza di un governo invisibile si rivelava sempre più necessaria».

Normalmente si pensa che questo potere sia concentrato nelle mani della televisione, ma quest’immagine è giusta solo parzialmente: la fase del “bombardamento massmediatico” è molto spesso solo l’ultimo anello di una catena invisibile dietro la quale si nasconde quella che potremmo definire la “fabbrica” della manipolazione vera e propria. Ciò perché i media non fanno altro che rimbalzare idee e contenuti che hanno già alle spalle una loro fase di elaborazione e che sono state pertanto studiate ed elaborate dai cosiddetti persuasori occulti che stanno ovviamente nelle retrovie.

Come spiegavamo ne La Fabbrica della manipolazione, il primo passaggio della manipolazione di massa, infatti, avviene manipolando i manipolatori: ovvero “creando le élite” destinate a loro volta a diffondere un certo tipo di messaggio: artisti, scrittori, musicisti, star, opinion makers e persino studiosi e scienziati, i quali, per interesse o per personale convinzione, inducono con la loro opera uno “stato di spirito” nella masse, cioè un “clima” culturale e spirituale fabbricabile dalle élite attraverso influssi specifici volti a allo creare una certa “tendenza” nelle masse. Spesso non vi è nessuno scrupolo etico in questo processo (non si intende cioè migliorare la società o orientare l’opinione pubblica per il suo bene), anzi. Alle volte questo processo è addirittura pagamento. E gli opinion makers diventano dei meri mercenari…

L’interesse a manipolare o a orientare le informazioni che arrivano ai media, pur essendo cosa nota e ben documentata, è un argomento di frontiera, tanto scomodo quanto delicato. Dall’altra alla gente non piace nemmeno sentirsi dire che è vittima di manipolazione: proverà a ribellarsi, accettando con fatica questa verità. E, rimanendo in terra di confine, in tutto questo processo rientrano anche i servizi segreti.

Diversi ricercatori hanno mostrato in passato come i servizi segreti, per attuare le loro campagne di disinformazione, si servano di fonti aperte, ossia di giornali, tv e radio. Se una volta i “profeti” di un certo pensiero, come anticipato, erano gli intellettuali, che in virtù anche del principio di autorità potevano canalizzare e orientare meglio l’opinione pubblica, oggi si parla sempre più spesso di opinion leader o di influencer e la loro posizione si diffonde anche e soprattutto sul web. Attraverso i social network, inoltre è più facile raggiungere nel più breve tempo possibile il più alto numero di persone e dall’altra “schedare” gli utenti.

Si tratta di pura speculazione? Un articolo pubblicato il 16 novembre scorso su «Il Sole 24 Ore» a firma di Nicola Borzi, evidentemente passato in sordina sebbene meritasse molto più spazio e attenzione (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-11-15/la-popolare-vicenza-e-conti-servizi-segreti-212138.shtml?uuid=AEL9ZFCD), ha svelato la presunta esistenza di molti conti bancari dei servizi segreti – l’Aisi in questo caso – dentro la Banca Popolare di Vicenza. «Ci sono giovani autori e registi di fortunatissimi programmi di infotainment di tv nazionali private, conduttori di trasmissioni di successo sulla radio pubblica, fumettisti vicini al mondo dei centri sociali». Stiamo citando non una fonte “alternativa”, ma come ricorda Federico Rucco, «un giornale propriamente padronale, nel senso che il suo azionista di riferimento è Confindustria, ossia l’associazione dei “padroni”» (http://contropiano.org/news/politica-news/2017/11/23/soldi-dei-servizi-segreti-pagare-linfluenza-dei-sui-mass-media-097983).

Si conferma così l’attenzione dei servizi segreti verso soggetti che hanno la capacità di “influenzare” l’opinione pubblica. L’inchiesta del «Sole 24 Ore» non rivela i nomi di questi influencer, ma la loro funzione e quindi il loro identikit emerge in modo piuttosto esplicito per chi sappia leggere tra le righe.

Nulla di nuovo. Lo storico Aldo Giannuli aveva già trattato ampiamente questa tematica e curato un libro-inchiesta per analizzare con quali tecniche l’intelligence filtra, influenza e interpreta l’informazione e, dall’altra, in che modo i servizi segreti utilizzano le fonti aperte per ottenere a loro volta informazioni da e su i cittadini.

Se nella piramide del potere decisionale i servizi non sono al vertice, secondo Giannuli «dal punto di vista della gerarchia informativa lo sono. E sanno farsi valere». I servizi si muovono cioè su un doppio fronte, difensivo e offensivo e nel settore della comunicazione la loro linea guida è «indurre gli altri a fare quello che si vuole che facciano. E cioè che gli avversari facciano il maggior numero possibile di errori e, possibilmente, si combattano tra loro, che i neutrali scivolino dalla parte del soggetto e gli amici degli avversari se ne distacchino, che gli alleati sopportino il massimo dei costi della battaglia, ecc.».

Di fatto, non interessa in questa sede conoscere o provare a fare i nomi dei personaggi coinvolti, quanto invitare il lettore a emanciparsi dal pensiero manipolatorio di massa, comprendendo come il pensiero unico non sia una forma di progresso quanto semmai una sofisticata forma di manipolazione volta a orientare le masse a pensare, desiderare e fare ciò che il potere ha in serbo per loro. Parafrasando Aldous Huxley, il potere vuole che i cittadini diano fastidio il meno possibile e per farlo, essendo considerati alla stregua di individui minorenni che vanno educati e orientati, è necessario esercitare la manipolazione, la sorveglianza e il controllo.

Esiste uno schema semplice, persino banale, che viene reiterato di continuo dietro i meccanismi della manipolazione sociale. Imparare a conoscere tali meccanismi può aiutare a riconoscerli e a vaccinarsi da essi…

E. Perucchietti
Condividi questo articolo su:
Articoli correlati: