Humus

A caccia di bolle

di Aristoteles

Abbiamo già parlato (ne: L'età delle bolle) di quelle balle che ci raccontano le élite che nascono, crescono e prosperano dentro le loro bolle. Cercano di convincerci che il mondo reale sia come loro lo dipingono, anche quando realtà e bolla stridono in maniera evidente.

Ora facciamo un passo in più: vediamo come le balle di chi “vive in una bolla” siano diverse dalle semplici falsità. Attraverso qualche breve esempio ci accorgeremo che forse sono persino più pericolose.

Ovviamente l'uso disinvolto e strategico delle bugie e delle mezze verità rimane una consuetudine, in politica come nel mondo degli affari. Basta guardare le facce cadaveriche dei portavoce intervistati al telegiornali per accorgersi che essi sono ben coscienti di dire “verità alternative” o menzogne belle e buone.

Quando Renzi diceva, prima del referendum costituzionale: "Se non passa il referendum, la mia carriera politica finisce” era chiaro a tutti che si trattava di una balla alla quale non credeva neanche lui. Pura tattica. Quando però Renzi dichiara "Il fiscal compact va bene, perché pone vincoli alla tentazione di aumentare il debito, ma non affronta il problema di come far fronte a shock sistemici", è diverso: è una balla figlia di una bolla.

Il Fiscal compact semplicemente non va bene, di per sé: è una rigidità nata dai dogmi neoliberisti, asservita agli attuali rapporti di forza in Europa. È una balla rilanciata dagli economisti mainstream (bolla dell'ortodossia economica) e riprodotta dai quotidiani che riportano opinioni quasi a senso unico (bolla mediatica). Un'idea che viene dalla realtà parallela in cui queste persone vivono, le bolle in cui certe verità presunte ('abbiamo vissuto tutti al di sopra delle nostre possibilità') o certe condizioni paradossali ('è giusto e sensato che a legiferare sul trasporto pubblico sia chi viaggia su una auto blu') vengono date per assodate. Invece sono balle in piena regola.  

Occhio però anche alla controinformazione, alle sue controballe e controbolle: il meccanismo è lo stesso. Ci sono ben pochi paladini dall’armatura lucente, in giro, pronti a battersi in nome di una Verità incontrovertibilmente Vera. Ci sono invece molte balle figlie dei tempi, che le belle intenzioni non rendono meno balle.

Non è detto, ad esempio, che i politici corrotti abbiano venduto consapevolmente il nostro paese ai banchieri stranieri. Le teorie del complotto spiegano poco e rendono semplici discorsi più complessi. È più utile e rispettoso dei fatti credere che questi politici fossero sinceramente europeisti. Probabilmente costoro erano davvero convinti di fare quel che era più giusto. Come chi si veste di verde, sapendo che quell'anno va di moda il verde. 

L'europeismo viscerale, soprattutto in Italia, è stato questo: un innamoramento sconsiderato, una moda, all'interno di una bolla. Aggravato dal fatto che i nostri tanti (presunti) uomini forti sono in realtà tutti debolissimi followers. Probabilmente più deboli e meno avveduti dei leader di paesi come Francia e Germania (a loro volta, però, vittime delle loro bolle e artefici di un'architettura europea suicida).

Non si tratta di semplici errori di valutazione, in un certo senso: nel loro sistema, la balla regge. La moneta unica sta in piedi anche senza uno Stato federale. Un domani, lo Stato federale starà in piedi anche senza il consenso dei popoli che ne abitano i territori. Il problema è la realtà, che non si vuole adattare. È quello che anche Alessandro Montanari ha scritto su Interesse Nazionale.

Non solo errori o falsità, quindi. Siamo piuttosto di fronte ad un problema di prospettiva. Questo è, infatti, ciò che serve anche a noi che alle balle non ci rassegniamo: nuove prospettive, nuovi orizzonti di senso.

Qual è, dunque, la soluzione?

Ci vogliono leader degni di questo nome, una vera partecipazione, una politica che proponga alle persone possibili soluzioni invece di inseguire sondaggi e, quando serve, capace di rovesciare il tavolo. In Europa, ma iniziando prima di tutto in casa nostra. In maniera da non ridurci a sognare un sogno scritto da altri, ma avere sogni nostri.

E ci serve una buona dose di spirito critico, sempre; per contenere le bolle e smascherare le balle.

 

Aristoteles
Condividi questo articolo su:
tags:
#Aristoteles
Articoli correlati: