Sabrina Corsello

Sabrina Corsello

Laureatasi in Giurisprudenza presso L’Università degli Studi di Palermo, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Filosofia politica, presso l’Università degli Studi di Pisa, discutendo una tesi sul pensiero di Hobbes e quello Spinoza, in seguito pubblicata in una collana universitaria, con il titolo “La politica tra natura e artificio: l’antropologia positiva di B. Spinoza”. Master universitario di II livello in “Mediazione familiare e comunitaria” presso dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha approfondito molteplici ambiti di ricerca -  oltre al contrattualismo moderno, le teorie della giustizia contemporanee, l’etica della responsabilità e la democrazia antica e moderna - svolgendo attività didattica e scientifica, con appositi contratti nell’ambito accademico.
Attualmente collabora con il filosofo Diego Fusaro.

Di questo autore:
Le parole della politica

I dati parlano chiaro, sono sempre di più gli italiani che non vanno a votare. Il voto non è più sentito come un diritto irrinunziabile, né tanto meno come il primo dovere di ogni cittadino. Se democrazia è partecipazione dei cittadini, l’astensione dal voto è un chiaro segno della crisi della partecipazione alla vita politica nel suo insieme.

Le parole della politica

Accoglienza e integrazione, due parole fin troppo usate con le quale siamo chiamati fare i conti ogni giorno. Il tema dei migranti occupa le prime pagine dei più importanti quotidiani e non è possibile ascoltare un notiziario senza sentire parlare delle cd politiche dell’accoglienza o dei vari progetti europei per l’inclusione sociale.

Le parole della politica

A ben vedere la dialettica inclusione-esclusione della cittadinanza non è qualcosa che ha a che fare con i nazionalismi. Non a caso anche lo Stato liberal-democratico risponde a questa dialettica.
Oggi non si fa altro che parlare dell’integrazione come un atto dovuto, un percorso obbligato, ma siamo sicuri che per integrarci abbiamo bisogno di rimuovere le identità culturali e rinunciare alle appartenenze, assecondando le spinte mondialiste verso l’omologazione e l’appiattimento delle varie identità culturali?