Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. È caporedattrice del Gruppo Editoriale Uno. Collabora con numerose riviste cartacee e digitali. È autrice di numerosi saggi, tra cui: L’altra faccia di Obama; NWO. New World Order; Governo Globale; La Fabbrica della manipolazione; Il lato B. di Matteo Renzi; Unisex. Cancellare l’identità sessuale: la nuova arma della manipolazione di massa; False Flag. Sotto falsa bandiera. Strategia della tensione e terrorismo di Stato; Utero in affitto. La fabbricazione di bambini, la nuova forma di schiavismo. Il suo sito è: www.enricaperucchietti.it

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Dietro le quinte

Non si arresta la battaglia contro le fake news, anzi si moltiplicano le proposte per censurare il web con lo scopo apparente di reprimere la disinformazione. Il problema esiste, ma le soluzioni proposte sembrano solo un pretesto per censurare la rete, ossia mettere a tacere le voci alternative “scomode”. Al contempo si persiste nel far crescere l’isteria collettiva, strumentalizzando il problema per legittimare agli occhi dell’opinione pubblica un eventuale provvedimento.

Dietro le quinte

Quando la maggior parte delle persone si imbatte nell’espressione “manipolazione di massa”, o “manipolazione sociale”, la prima immagine che le viene in mente è quella dei mass media che veicolano idee, suggestioni e contenuti. Di fatto, chi controlla le menti, controlla il potere, esercitando il proprio dominio sulla coscienza. Si deve penetrare cioè nell’immaginario, suggestionando e orientando l’opinione pubblica, creando un determinato “stato di spirito” a cui ci si uniformerà. Oggi si parla sempre più spesso di pensiero unico perché questa tendenza è divenuta ormai totalizzante.

Dietro le quinte

Dietro ai fatti di cronaca, sportivi e di puro intrattenimento che dominano i Media e la TV in queste settimane, si affacciano le tematiche che da sempre ossessionano l’uomo: sesso, soldi, sport e violenza. Echeggiano così due regole del celebre decalogo sulla manipolazione sociale, impropriamente attribuito a Noam Chomsky: mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità e stimolare il pubblico a essere compiacente con la mediocrità.