Allegra Bonomi

Milanese, laureata in filosofia, dopo un passato da manager d’azienda nel settore dei beni di largo consumo e dell’e-Commerce, si dedica oggi all’attività di Business Angel investendo e supportando diverse start up soprattutto del mondo digitale. A latere è impegnata nel sociale, presiedendo una onlus e collaborando a svariate iniziative no profit.
Sposata e madre di due figli adolescenti, non ha l'iphone, non ha Sky e odia il caffè di Starbucks. Non è andata all'Expo. Crede nella solidarietà ed è contraria alla competitività. Detesta l'Élite del Capitale Finanziario e rifugge le multinazionali americane proprio perché le conosce da vicino. Non si ritrova in nessun partito politico, ma condivide le idee di Alberto Bagnai, Claudio Borghi e Diego Fusaro sull’Euro e sull’Europa.

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Il genio italico

La macchina da scrivere è il caso esemplare di un’invenzione italiana che viene copiata e la cui paternità viene poi attribuita ad altri progettisti d’oltreoceano. Quindi Antonio Meucci non fu il solo a subire la sorte ingiusta del plagio.
Stessa avventura toccò infatti anche ad un avvocato di Novara, Giuseppe Ravizza (1811–1885), il primo a creare una macchina a scrittura visibile precedendo di circa un ventennio ogni altro inventore. Ravizza fortunatamente la brevettò a Torino il 1° settembre 1855 lasciando perciò traccia ufficiale del suo progetto. 

Il genio italico

In un momento storico in cui è essenziale vederci bene e soprattutto avere le lenti giuste per leggere la realtà, ci piace ricordare che gli occhiali sono proprio un’invenzione italiana e che sono ancora un’eccellenza del nostro paese.