Allegra Bonomi

Milanese, laureata in filosofia, dopo un passato da manager d’azienda nel settore dei beni di largo consumo e dell’e-Commerce, si dedica oggi all’attività di Business Angel investendo e supportando diverse start up soprattutto del mondo digitale. A latere è impegnata nel sociale, presiedendo una onlus e collaborando a svariate iniziative no profit.
Sposata e madre di due figli adolescenti, non ha l'iphone, non ha Sky e odia il caffè di Starbucks. Non è andata all'Expo. Crede nella solidarietà ed è contraria alla competitività. Detesta l'Élite del Capitale Finanziario e rifugge le multinazionali americane proprio perché le conosce da vicino. Non si ritrova in nessun partito politico, ma condivide le idee di Alberto Bagnai, Claudio Borghi e Diego Fusaro sull’Euro e sull’Europa.

Di questo autore:
Il genio italico

La coltivazione e l’uso del caffè non sono una scoperta italiana, la culla è in Africa sub-sahariana e in Medio Oriente. Anche l’invenzione del caffè come bevanda non è italiana, già dal 1500 era diffusa in Turchia e ai Turchi va anche il merito di aver pensato di tostare e ridurre in polvere i semi per farne un infusione.
Ma allora perché quando si parla di caffè si pensa subito all’Espresso Italiano? A me verrebbe da dire perché è il più buono, ma siccome non voglio essere di parte esibirò anche qualche ragione storica.

Il genio italico

Ci sono invenzioni che consentono di fare cose nuove, mai fatte, a volte addirittura impensabili e ci sono invenzioni che ci consentono di fare cose vecchie ma ottimizzando i tempi e semplificandoci la vita. C’è l’erronea convinzione che le seconde, che per portata rivoluzionaria sono decisamente inferiori alle prime, siano per questo meno importanti.

Il genio italico

La macchina da scrivere è il caso esemplare di un’invenzione italiana che viene copiata e la cui paternità viene poi attribuita ad altri progettisti d’oltreoceano. Quindi Antonio Meucci non fu il solo a subire la sorte ingiusta del plagio.
Stessa avventura toccò infatti anche ad un avvocato di Novara, Giuseppe Ravizza (1811–1885), il primo a creare una macchina a scrittura visibile precedendo di circa un ventennio ogni altro inventore. Ravizza fortunatamente la brevettò a Torino il 1° settembre 1855 lasciando perciò traccia ufficiale del suo progetto.